pizzo calabro

Nel mirino del Mipaaf le etichette dell’extravergine

Italia Oggi

qualivita_olio

 

 

 

 

 

Il Ministero delle Politiche Agricole ha deciso di vederci chiaro sull’uso, sempre più disinvolto, delle caratteristiche organolettiche dell’olio extra vergine d’oliva sulle etichette e negli spot pubblicitari. Un tema su cui il Dipartimento delle politiche europee e internazionali – Direzione generale delle politiche comunitarie e internazionali di mercato si è già espresso nell’aprile 2012 in un lettera che forniva l’interpretazione da dare agli articoli 5 e 7 del regolamento comunitario: «L’uso delle indicazioni inerenti al gusto, all’odore e al colore riportate in etichetta dell’olio extra vergine di oliva deve essere riservato agli oli che sono stati valutati secondo il pertinente metodo di analisi del Coi; ciò significa che le indicazioni di cui trattasi, relative alle caratteristiche organolettiche, devono essere limitate a quelle contemplate nell’allegato XII del regolamento 2568191 della Commissione.»

24 luglio 2014 / by / in
Olio italiano in calo

La produzione d’olio d’oliva italiana quest’anno dovrebbe attestarsi sulle 330 mila tonnellate, secondo le stime effettuate da Teatro Naturale e ItaliaOggi. Un calo produttivo del 5% rispetto all’anno passato ma sarebbe potuto andare molto peggio. L’annata è infatti stata particolarmente infausta dal punto di vista meteorologico e climatico con forti gelate d’inverno e una prolungata siccità estiva, accompagnata da temperature molto elevate. Nonostante le difficoltà l’olivo ha tenuto, in particolare in Calabria, dove si segnala un’annata ottima sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo. Brilla in particolare il Catanzarese. Situazione più a macchia di leopardo nella prima regione olivicola italiana, ovvero la Puglia. Si prevede un lieve calo produttivo (-5%).

fonte:

(Italia Oggi)

4 ottobre 2012 / by / in
Storia della Castagna

 

 

La Castagna, dolce frutto autunnale e simbolo per eccellenza di questa stagione, fu definita dal famoso poeta Giovanni Pascoli: “l’Italico Albero del Pane”, infatti questo frutto è stato per anni uno degli elementi principali nell’alimentazione delle popolazioni collinari e montane.

 

 

 

 

Anche nel nostro piccolo paese, dove la presenza di alberi di castagne e molto elevata, negli anni passati i nostri avi avevano soprannominato la castagna, con il nome di “Pane e Mienzu  Cielu”, per definire questo frutto, che sospeso sui rami dell’albero, sembra collocato in mezzo fra il cielo e la terra.

 

 

Le origini sul nome della castagna, non sono molto chiare, alcuni lo attribuiscono al nome della città di “Kastania”, in Tessaglia, altri a “Kastanis”, città di Panto nella Turchia Asiatica, dove secondo Plinio, erano presenti immensi boschi di castagno.

 

 

 

 

Ogni albero può raggiungere dimensioni colossali un esempio per tutti è “L’albero dei 100 cavalli” in Sicilia, vicino l’Etna dove secondo un’antica leggenda medievale, per le enormi dimensioni, sotto i suoi rami, potevano trovar riparo fino a 100 cavalieri. Si dice ancora che nel 1872 le misure di quest’ albero corrispondevano a 56m di diametro e ben 20m di altezza e alla fine del XVIII secolo gli si contavano più di 3000 anni di età.

 

 

Il Castagno appartiene alla famiglia delle Fagacee, è una pianta monoica, vale a dire che sullo stesso albero si formano sia fiori maschili che femminili, predilige un clima mite e terreni ricchi di silicio. L’Italia, prima fra le nazioni europee per la presenza di alberi di castagno nel suo territorio, ha circa 800.000 ettari di terreno, coperti a castagneto, più del 15% della superficie boschiva, distribuiti principalmente fra la Toscana, Il Piemonte, la Calabria e la Liguria.

La Castagna è un alimento fortemente nutritivo, è ricca di vitamina C, B1, B2, PP, Sali minerali quali: Potassio, Fosforo, Zolfo, Magnesio, Cloro, Calcio, Ferro, Sodio. Ha un valore calorico di 200 Kcal per 100 g di Castagne Fresche, se Secche, le calorie aumentano a 370 per 100 g, come maggiore è la presenza di Sali Minerali e Vitamine, tranne la Vitamina C che va persa durante l’essiccazione.

La Castagna quindi ha proprietà energetiche, rimineralizzanti, toniche, antianemiche, antisettiche, antireumatiche e soprattutto è di facile digestione. In cucina oggi, la Castagna, è usata per la realizzazione di gustosi piatti e nelle ricette di alcuni dolci la sua farina ne diventa l’ingrediente principale.

 

 

 

Muraca s.r.l. Industria Agroalimentari

88040 Cicala CZ

Località Pietrogualtieri

Tel: +39 0968 85314

Fax: +39 0968 85313

www.muraca.it

fratelli@muraca.it

 

22 settembre 2012 / by / in
Glossario dei Vini

A

Abboccato. Si dice di un vino con un leggero

sapore dolce, determinato dalla presenza di

zuccheri che non si sono trasformati in alcol.

Acerbo. Vino non ancora affinato e che in

bocca presenta un sapore aspro, eccessivamente

acido e disarmonico. In bocca si

prova la medesima sensazione di quando si

assaggia un frutto acerbo.

Acescenza. Condizione di un vino che sta diventando

aceto.

Acidità totale. Insieme di sostanze libere o

combinate presenti nel vino.

Acidità fissa. Insieme degli acidi organici

normalmente contenuti nel frutto uva e che si

ritrovano nel vino: acido malico, tartarico, lattico,

succinico.

Acidità volatile. Indica gli acidi volatili presenti

nel vino: ossia, quegli acidi impossibili

da separare dal vino per evaporazione o distillazione.

Acuto. Termine utilizzato nell’analisi olfattiva

quando si avverte un aroma aggressivo, sottile,

immediato e pungente.

Affinamento. Processo fisiologico del vino

che da disarmonico, dopo un periodo di maturazione,

diviene armonico.

Allappante. Si dice di un vino che “lega” in

bocca a causa di una elevata quantità di tannino.

Amarascato. Vino che all’aroma e al gusto

ricorda l’amarena o la marasca.

Annata. Indica l’anno di “nascita” del vino.

Appassimento. Disidratazione del chicco

d’uva per concentrare gli zuccheri. Il metodo

viene impiegato per ottenere i vini passiti.

Aromatico. Si dice di un vino che esala aromi

penetranti. Particolarmente aromatici sono,

generalmente, i vini fruttati.

Assaggiatore. Esperto addestrato alla tecnica

della degustazione.

Asciutto. Vino che fornisce una leggera sensazione

di astringenza e che lascia la bocca

priva di saliva (asciutta).

Astringente. Sensazione gustativa generata

dalla presenza di tannini che “legano la

bocca” asciugandola.

B

Barrique. Tipica botte piccola studiata e utilizzata,

per la prima volta nel 1866 circa, nella

regione del Bordeaux la capacità della barrique

varia da zona a zona ma, la più utilizzata,

è la bordolese che contiene 225 litri.

Bouquet. Termine francese con cui si intendono

l’insieme dei profumi e degli aromi che

il vino acquisisce con i diversi gradi di invecchiamento

( aromi primari, secondari e terziar).

Brillante. Vino luminoso e perfettamente trasparente.

C

Chambrer. Termine francese in uso nel XVIII

secolo, che significa far uscire un vino dalla

cantina per portarlo nella”chambre” (“dispensa”) alla temperatura di 14 °C.

Oggi, questo termine, è entrato nel gergo degli

enofili in riferimento al trasporto di un vino

dalla cantina al locale adibito a dispensa o

alla sala da pranzo.

Chinato. Si dice di un vino addizionato di

china e di altre spezie, secondo un antico

uso: tipico è il piemontese Barolo Chinato.

Corpo. Il corpo o estratto del vino è costituito

da tutto ciò che rimane dopo aver tolto l’acqua,

l’alcol e le sostanze volatili. In pratica è

formato dal tannino, dagli acidi fissi, dai sali

minerali, dagli zuccheri residui e dalle sostanze

pectiche e mucillagginose.

Corto. Si dice di un vino che lascia una fugace

impressione sia al naso sia in bocca.

D

Debole. Si dice di un vino carente in colore,

alcol ed estratto secco.

Decrepito. Si dice di un vino troppo vecchio

e che ha perso le proprie caratteristiche.

Disarmonico. È un vino in cui un elemento

prevale sugli altri dandogli un sapore squilibrato.

E

Effetto Marangoni. Curvature ampie o strette

che si formano sulle pareti del bicchiere

quando il vino viene fatto roteare lentamente.

Elegante. Vino particolarmente equilibrato.

Equilibrato. Vino in cui tutti i componenti

sono in giusto rapporto, senza prevalere

l’uno sull’altro.

Erbaceo. Termine relativo all’aspetto olfattivo

e gustativo di un vino. Indica la sensazione

di erba fresca; talvolta può assumere sfumature

che ricordano il fieno o l’erba tagliata.

Presente in particolare in certi vini giovani

come il Cabernet e il Merlot.

Estratto secco. Residuo solido composto

dalle sostanze non volatili del vino dopo che

questo è stato fatto evaporare a 100°C.

Etereo. Termine che indica, all’esame olfattivo,

una caratteristica del bouquet derivante

da diversi periodi di invecchiamento.

Evanescente. Nell’esame visivo degli spumanti

si riferisce alla spuma che svanisce

troppo presto.

F

Fine. Si dice di un vino che, per le caratteristiche

globali, i pregi e l’equilibrio, si distingue

dagli altri.

Fine bocca. Sensazioni gustative e gusto-olfattive

che si percepiscono dopo la deglutizione del vino.

Fragrante. Si dice di un vino che presenta

sentori di fiori e di frutta molto piacevoli.

Franco. Vino che non presenta difetti e fornisce

sensazioni organolettiche ben definite.

Fresco. Tipico di un vino giovane e con una

leggera acidità.

Fruttato. Piacevole sensazione olfattiva che

si riscontra nei vini giovani che hanno un

netto sentore di frutta fresca e matura.

G

Generoso. Vino fortemente alcolico, caldo e

vigoroso che dà una gradevole sensazione

di benessere all’organismo.

Giovane. Questo aggettivo assume significati

differenti a seconda del vino cui si fa riferimento.

Se si tratta di un vino in grado di

invecchiare verrà definito giovane o troppo

giovane esprimendo un certo rimpianto per

non avergli permesso di esprimere tutte le

sue qualità e rimproverandogli, anche, una

certa immaturità. Se il vino è, invece, di una

certa età e si rivela ancora fruttato ed energico

lo si definisce giovane, ma con estrema

ammirazione.

Goudron. Termine francese che letteralmente

vuol dire catrame. Sensazione che si

rivela all’olfatto nei vini invecchiati e ben strutturati.

Grasso. Si dice di un vino che riempie la

bocca, molto morbido e carnoso.

I

Immaturo. Vino che non ha ancora raggiunto

nel gusto e nei profumi la sua maturità.

Intensità. Grado di forza con cui le caratteristiche

di un vino si rivelano nel corso dell’analisi

organolettica.

L

Leggero. Si dice di un vino che ha un profumo

con sentori delicati, oppure, di un vino

di moderata alcolicità.

Liquoroso. Vino ricco di zuccheri, alcoli e glicerina.

M

Maderizzato. Vino del quale l’ossidazione

ha portato l’imbrunimento del colore e alla

formazione di un caratteristico odore.

Magro. È detto di un vino leggero, a bassa

gradazione alcolica che manca di bouquet e

sapore.

Morbido. Vino equilibrato con una certa rotondità.

Mousse e Spuma. È la “schiuma” che si

forma quando si versa lo Champagne o lo

Spumante nel bicchiere. Deve essere leggera,

fine, copiosa e pronta a dissolversi nel

liquido contenuto nel bicchiere.

P

Pastoso. Si dice di un vino molto morbido e

ricco di zuccheri e glicerina.

Perlage. Fenomeno tipico degli spumanti,

dovuto alla liberazione di anidride carbonica.

Pétillant. Termine francese per indicare un

vino frizzante o demimousseux (semispumante).

Pieno. Vino di corpo, ben strutturato e che si

sente molto bene in bocca.

Pungente. Termine che indica un vino che

sembra pungere la lingua a causa dell’eccesso

di acidità fissa.

S

Sapido. Vino piacevole con una giusta quantità

di Sali e di acidi.

Scarno. Vino magro, stanco e privo di particolari

doti organolettiche.

Secco. Si dice di un vino in cui non si percepisce

la sensazione di dolcezza. Normalmente

si tratta di vini con residui zuccherini

compresi tra 1-5 g/l.

Sfuggente. Profumo evanescente, che finisce

presto.

Soffice. Si dice di un vino che dà al palato

una sensazione simile a quella che si prova al

tatto manipolando una stoffa morbida.

T

Tannico. Vino astringente e allappante.

Tannini. Gruppo di sostanze organiche contenute

nei vinaccioli, nella buccia e nel raspo

dell’uva.

Tipico. Vino in cui si percepiscono nettamente

le sensazioni che da sempre caratterizzano

quella tipologia di vitigno.

U

Unghia. Zona di minimo spessore quando si

osserva il vino posto nel bicchiere con un inclinazione

di 45°.

V

Vellutato. Un vino vellutato lusinga il palato

con piacevoli ed eleganti sensazioni dolci e

carezzevoli che fanno pensare a quelle che

si provano toccando un velluto.

Vino d’autore. Termine utilizzato per indicare

quei vini da tavola che sono stati prodotti da

una azienda, spesso in quantità ridotta, con

obiettivi di immagine e prestigio commerciale.

Vinoso. Si dice di un vino giovane il cui odore

ricorda quello caratteristico del mosto.

Vivace. Vino fresco e leggermente frizzante.

20 settembre 2012 / by / in
Olio extravergine di oliva “Bruzio” a Denominazione di Origine Controllata

Denominazione

La denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata obbligatoriamente da una delle seguenti menzioni geografiche: “Fascia Prepollinica”, “Valle Crati”, “Colline Joniche Presilane”, “Sibaritite” è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

 

Varietà di olivo

1. La denominazione di origine controllata “Bruzio” accompagnata dalla menzione geografica “Fascia Prepollinica”, e riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: “Tondina” in misura non inferiore al 50%, “Carolea” in misura non superiore al 30%, “Grossa di Cassano” in misura non superiore al 20%. Possono concorrere altre varietà fino al limite massimo del 25%.

2. La denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Valle Crati”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: “Carolea” in misura non inferiore al 50%, “Tondina” in misura non superiore al 30%, “Rossanese o Dolce di Rossano” in misura non superiore al 20%. Possono concorrere altre varietà fino al limite massimo del 20%.

3. La denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Colline Joniche Presilane”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: “Rossanese” Dolce di Rossano” in misura non inferiore al 70%. Possono concorrere altre varietà fino al limite massimo del 30%.

4. La denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Sibaritide”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo: “Grossa di Cassano” in misura non inferiore al 70%, “Tondina” in misura non superiore al 30%. Possono concorrere altre varietà fino al limite massimo del 30%.

 

Zona di produzione

1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 comprende, nell’ambito del territorio amministrativo delle province di Cosenza, i territori olivati dei sottoelencati comuni atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione:

Acquaformosa, Altomonte, Bisignano, Cariati, Caloveto,

Colopezzati, Cassano allo Jonio, Castrovillari, Cerchiaria di Calabria, Cervicati, Cerzeto, Civita, Corigliano Calabro, Cropalati, Firmo, Francavilla Marittima, Frascineto, Lattarico, Lungro, Mandatoriccio, Mirto-Crosia, Mongrassano, Montalto Uffugo, Paludi, Pietrapaola, Plataci, Rende, Rossano, Roggiano Gravina, Rota Greca, Scala Coeli, S. Basile, S. Cosmo Albanese, S. Demetrio Corone, S. Giorgio Albanese, S. Lorenzo del Vallo, S. Marco Argentano, S. Martino di Finita, S. Sofia d’Epiro, S. Vincenzo La Costa, Saracena, Spezzano Albanese, Tarsia, Terranova da Sibari, Terravecchia, Torano Castello, Vaccarizzo Albanese, Villapiana.

2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio” accompagnata dalla menzione geografica “Fascia Prepollinica”, comprende, in provincia di Cosenza, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Acquaformosa, Altomonte, Castrovillari, Frascineto, Firmo, Lungro, Roggiano Gravina, S. Basile, S. Marco Argentano, S. Lorenzo del Vallo, Saracena, Spezzano Albanese, Tarsia, Terranova da Sibari.

3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Valle Crati”, comprende, in provincia di Cosenza, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Bisignano, Cervicati, Cerzeto, Lattarico, Mongrassano, Montalto Uffugo, Rende, Rota Greca, S. Martino di Finita, S. Sofia d’Epiro, S. Vincenzo La Costa, Torano Castello.

4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio” accompagnata dalla menzione geografica “Colline Joniche Presilane” comprende, in provincia di Cosenza, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Cariati, Calopezzati, Caloveto, Corigliano Calabro, Cropalati, Crosia, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Rossano, S. Cosmo Albanese, S. Demetrio Corone, S. Giorgio Albanese, Scala Coeli, Terravecchia, Vaccarizzo Albanese.

5. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Sibaritide”, comprende, in provincia di Cosenza, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Cassano allo Jonio, Cerchiara di Calabria, Civita, Francavilla Marittima, Plataci, Villapiana.

 

Caratteristiche di coltivazione

1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative. Sono, pertanto, da ritenere idonei unicamente gli oliveti i cui terreni sono sciolti o di medio impasto e permeabili.

I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio. È consentita una densità di impiano fino a 400 piante per ettaro.

2. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio” accompagnata dalla menzione geografica “Fascia Prepollinica” sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 850 con valori massimi in autunno-inverno e una temperatura media annua compresa tra 14 +/ – 3 ºC. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.

2a. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Valle Crati”, sono da considerarsi idonei gli uliveti collinari compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 900 con valori massimi in autunno-inverno e una temperatura media annua compresa tra 15 +/ – 3 ºC. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.

2b. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Colline Joniche Presilane”, sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 600 con valori massimi in autunno-inverno e una temperatura media annua compresa tra 16 +/ – 3 ºC. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.

2c. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Sibaritite”, sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona di produzione descritta al punto 5 dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 000 con valori massimi in autunno-inverno e una temperatura media annua compresa tra 16+/ – 3 ºC. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.

3. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Fascia Prepollinica”, deve essere effettuata a partire dall’inizio dell’invaiatura fino al 31 dicembre di ogni anno.

La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Fascia Prepollinica” non può superare kg 10.000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 18%.

3a. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata da menzione geografica “Valle Crati”, deve essere effettuata a partire dall’inizio dell’invaiatura fino al 31 dicembre di ogni anno.

La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Valle Crati”, non può superare kg 10.000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 22%.

3b.La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Colline Joniche Presilane”, deve essere effettuata a partire dall’inizio dell’invaiatura fino al 15 gennaio di ogni anno.

La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Colline Joniche Presilane”, non può superare kg 10.000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 20%.

3c.La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Sibaritide”, deve essere effettuata a partire dall’inizio dell’invaiatura fino al 15 gennaio di ogni anno.

La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Sibaritide”, non può superare kg 10.000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 20%.

4. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.

5. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, in unica soluzione.

5a. Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2, lettera a), della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Modalità di oleificazione

1. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Fascia Prepollinica”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art. 3.

1a. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Valle Crati”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni delimitato al punto 3 dell’art. 3.

1b. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Colline Joniche Presilane”, comprende il territorio amministrativo dei comuni delimitato al punto 4 dell’art. 3.

1c. La zona di oleificazione del’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Sibaritide”, comprende il territorio amministrativo dei comuni delimitato al punto 5 dell’art. 3.

2. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di olive a denominazione di origine di cui all’art. 1, può avvenire con mezzi meccanici o per brucatura. La molitura deve avvenire entro due giorni dalla raccolta.

3. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.

4. Gli impianti di molitura delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 devono essere iscritti nell’apposito elenco tenuto presso la Camera di commercio I.A.A. di Cosenza, quali frantoi abilitati alla trasformazione di olive destinate alla produzione di olio a denominazione di origine controllata.

 

Caratteristiche al consumo

1. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di

oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Fascia Prepollinica”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

colore: verde con riflessi gialli;

odore: di fruttato medio;

sapore: fruttato;

acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,7 per 100 grammi di olio;

punteggio al Panel test: > = 6,5;

numero perossidi: < = 10;

K232: < = 2,0;

K270: < = 0,20;

acido linoleico: < = 8%;

polifenoli totali: > = 200 p.p.m.

2. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di

oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Valle Crati”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

colore: dal verde al giallo;

odore: di fruttato medio;

sapore: fruttato;

acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,7 per 100 grammi di olio;

punteggio al Panel test: > = 6,5;

numero perossidi: < = 12;

K232: < = 2,0;

K270: < = 0,20;

acido linoleico: < = 9%;

polifenoli totali: > = 200 p.p.m.

3. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di

oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Colline Joniche Presilane”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

colore: giallo oro con riflessi verdi;

odore: di fruttato delicato;

sapore: fruttato con sensazione di mandorla dolce;

acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,8 per 100 grammi di olio;

punteggio al Panel test: > = 6,5;

numero perossidi: < = 14;

K232: < = 2,2;

K270: < = 0,20;

acido linoleico: < = 11%;

polifenoli totali: > = 150 p.p.m.

4. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di

oliva a denominazione di origine controllata “Bruzio”, accompagnata dalla menzione geografica “Sibaritide”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

colore: giallo con qualche riflesso verde;

odore: di fruttato leggero;

sapore: fruttato leggero con lieve sensazione di amaro;

acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,7 per 100 grammi di olio;

punteggio al Panel test: > = 6,5;

numero perossidi: < = 10;

K232: < = 2,2;

K270: < = 0,20;

acido linoleico: < = 13%;

polifenoli totali: > = 150 p.p.m.

5. Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi all’attuale normativa U.E.

6. In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1 da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.

7. È in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali di modificare con proprio decreto i limiti analitici soprariportati.

8. La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.

 

31 agosto 2012 / by / in
Olio extravergine di oliva “Lametia” a Denominazione di Origine Controllata

Denominazione

La denominazione di origine controllata “Lametia” è riservata all’olio di oliva extravergine rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

 

Varietà di olivo

La denominazione di origine controllata “Lametia” deve essere ottenuta dalla varietà di olivo Carolea presente negli oliveti in misura non inferiore al 90%. Possono concorrere altre varietà in misura non superiore al 10%

Zona di produzione

Le olive destinate alla produzione dell’olio di oliva extravergine della denominazione di produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Lametia” devono essere prodotte, nell’ambito della provincia di Catanzaro, nei territori olivati della Piana di Lamezia Terme idonei alla produzione di olio con le caratteristiche e livello qualitativo previsti dal presente disciplinare di produzione, che comprende, tutto o in parte, il territorio amministrativo dei seguenti comuni:

Curinga, Filadelfia (in parte), Francavilla Angitola (in parte), Lamezia Terme (ex Nicastro, Sambiese, S. Eufemia) Maida, S. Pietro a Maida, Gizzeria, Feroleto Antico e Pianopoli.

Tale zona è così delimitata in cartografia 1:25.000:

da una linea che, partendo dal punto più a nord sul mar Tirreno del confine comunale tra Gizzeria e Falerna, segue poi, in direzione est, il confine settentrionale del comune di Lamezia (ex Sambiase, Nicastro e S. Eufemia) e prosegue, sempre verso est, sul confine settentrionale del comune di Feroleto Antico, per discendere verso sud lungo il confine di Pianopoli fino a raggiungere la confluenza dei comuni di Amato e Marcellinara (esclusi dall’area) e Maida.

Da questa confluenza prosegue verso sud-est lungo il confine settentrionale del comune di Maida, dal quale percorre, proseguendo verso sud, il limite est confinante con il Comune di Caraffa di Catanzaro (escluso dall’area) per ritornare verso ovest-sud-ovest lungo il confine meridionale di Maida (attiguo a quelli di Cortale e Jacurzo esclusi dall’area) fino ad incontrare il punto di confluenza dei confini comunali di Maida e S.Pietro a Maida. Di quest’ultimo ne percorre il confine comunale esposto a sud-est per raggiungere il punto di incontro con il territorio del comune di Curinga e discendere verso sud lungo il confine di levante e meridionale dello stesso comune. Tale linea, nell’intercettare il confine settentrionale del comune di Filadelfia, si dirige verso sud-ovest escludendo tutta la parte posta a sud del centro urbano dello stesso comune, situata ad una altitudine di 554 metri s.l.m.

Proseguendo verso ovest la linea raggiunge il confine del comune di Francavilla Angitola; nel punto d’incontro con detto confine ne percorre il limite di levante discendendo verso sud fino alla contrada Castellano. Da questa, escludendone il territorio posto a sud, prosegue verso ovest seguendo il confine nord della contrada Caredrande, fino a raggiungere il confine meridionale del comune di Francavilla.

Da detto punto la linea costeggia il limite meridionale del comune di Francavilla fino ad incontrare il limite est del comune di Pizzo Calabro. Da questo incrocio risale verso nord sul confine comunale di ponente del comune di Francavilla per ripiegare verso il mare ad ovest lungo il confine settentrionale del comune di Pizzo Calabro fino a raggiungere, proseguendo verso nord, lungo la costa del mar Tirreno, il punto dal quale la delimitazione ha avuto inizio.

 

Caratteristiche di coltivazione

Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche.

Pertanto, sono da considerarsi idonei gli oliveti i cui terreni, di origine alluvionale, siano costituiti quasi esclusivamente da depositi continentali recenti ed attuali, porosi con permeabilità nell’insieme elevata, con spessore profondo, o molto profondo, sabbiosi o di medio impasto. Per i nuovi impianti sono da ritenere idonei unicamente gli oliveti i cui terreni sono permeabili, profondi, sciolti o di medio impasto provvisti di buone sistemazioni, atte a garantire lo sgrondo delle acque superficiali e profonde.

I sesti d’impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura, devono essere quelli generalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio.

In particolare, oltre alle forme tradizionali di allevamento, per i nuovi impianti sono consentite altre forme di allevamento con una densità di impianto fino a 400 piante per ettaro.

La produzione massima di olive/ha non può superare i quintali 130 per ettaro negli oliveti specializzati.

Per la coltura consociata o promiscua gli organi tecnici della regione Calabria accertano la produzione massima di olive/ha in rapporto alla effettiva superficie olivetata.

Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata attraverso accurata cernita purchè la produzione globale non superi di oltre il 20% il limite massimo sopra indicato.

La raccolta delle olive viene effettuata a partire dall’inizio dell’ invaiatura e non si protrae oltre il 15 gennaio di ogni campagna oleicola.

La raccolta delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal decreto ministeriale 4 novembre 1993, n.573, in unica soluzione.

 

Modalità di oleificazione

Le operazioni di estrazione dell’olio e di confezionamento devono essere effettuate nell’ambito dell’area territoriale delimitata nel precedente art. 3.

La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Lametia” può avvenire con mezzi meccanici o per brucatura.

La resa massima di olive in olio non può superare il 20%.

Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre oli che presentino il più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari originarie del frutto.

 

Caratteristiche al consumo

L’olio di oliva extravergine a denominazione di origine controllata “Lametia” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

colore: da verde a giallo paglierino;

odore: di fruttato;

sapore: delicato di fruttato;

punteggio minimo al panel test: > =6,5;

acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi di olio;

numero perossidi: < = 14,00 meq02/kg;

K232: <=2,00;

K270: <=0,20;

polifenoli totali: >=170.

Altri parametri chimico fisici non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E.

In ogni campagna oleicola il consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi dell’olio a denominazione di origine controllata “Lametia” da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.

E’ in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali inserire, sui richiesta degli interessati, ulteriori parametrazioni di carattere fisico-chimico o organolettico atte a maggiormente caratterizzare l’identità della denominazione.

 

31 agosto 2012 / by / in
OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA “ALTO CROTONESE DI ORIGINE PROTETTA

Denominazione

La denominazione di origine protetta “Alto Crotonese “, è riservata all’olio di oliva extravergine che

risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento (CEE) η. 2081/92 ed indicati nel

presente disciplinare di produzione.

 

Varietà di olivo

La denominazione di origine protetta “Alto Crotonese” può essere attribuita all’olio extravergine

di oliva ottenuto da olive della varietà “Carolea ” che deve essere presente negli uliveti in misura

non inferiore al 70%. Le altre varietà presenti negli oliveti e che possono concorrere da sole o

congiuntamente nella produzione della denominazione “Alto Crotonese ” in misura non superiore

al 30% sono le cultivar: Pennulara, Borgese, Leccino, Tonda di Strongoli, Rossanese.

 

Zona di produzione

Le olive destinate alla produzione dell’olio extravergine della denominazione di origine protetta

“Alto Crotonese” devono essere prodotte, nell’ambito della provincia di Crotone, nei territori

olivati della zona dell’Alto Crotonese idonei alla produzione di olio con le caratteristiche a livello

qualitativo previsti dal presente disciplinare di produzione, che comprende, tutto o in parte, il

territorio amministrativo dei seguenti comuni:

 

Tale zona è così delimitata in cartografia 1:25.000:

da una linea che, partendo dalla confluenza dei confini tra i comuni di Caccuri (escluso dall’area),

Cerenzia e Castelsilano, segue poi, in direzione nord-est delimitando a sud le località di Colimiti,

Fiumarella di Grisuria e Mesudera (incluse nell’area), per raggiungere il confine del comune di

Savelli ad una altitudine di 340 metri s. 1. m.

Proseguendo verso nord-ovest lungo il confine del comune di Savelli fino ad incontrare il ponte che

attraversa il fiume Lese. Da questo ponte il confine prosegue lungo il tratto della S.S. 108 ter fino al

centro abitato del comune di Savelli. Dal centro abitato del comune di Savelli il confine si porta a

nord lungo una linea che passa attraverso la località Acqua dei Grezzi ad una altitudine di 565 metri

s.l.m. fino a raggiungere il confine ovest del comune di Verzino. Che coincide con l’intersecazione

del fiume Senapite. Da qui proseguendo verso nord lungo il confine del comune di Verzino,

prosegue delimitando verso est i territori amministrativi dei comuni di Pallagorio é San Nicola

dell’Alto.

Dal punto di confluenza dei confini di questi ultimi due comuni in località Rivista, la linea prosegue

a sud dell’area di interesse, lungo i confini di Pallagorio, Verzino, Castelsilano e Cerenzia, fino ad

arrivare al punto di confluenza dal quale la delimitazione ha avuto inizio.

 

Caratteristiche di coltivazione

Le condizioni ambientali e di coltura degli uliveti devono essere quelle tradizionali e caratteristiche

della zona, per conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche.

Pertanto sono da considerarsi idonei gli oliveti i cui terreni di origine miocenico-pliocenica, di

varia natura litologica, porosi con permeabilità nell’insieme elevata, provviste di buona

sistemazione, atte a garantire lo sgrondo delle acque superficiali e profonde.

Ī sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura, devono essere quelli

generalmente usati 0, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio.

In particolare, oltre alle forme tradizionali di allevamento, per i nuovi impianti sono consentite altre

forme di allevamento con una densità di impianto fino a 400 piante per ettaro.

La produzione massima di olive /Ha non può superare i q.li 100 per ettaro negli oliveti specializzati

intensivi.

Per la coltura consociata o promiscua la produzione massima di olive è di kg 65 a pianta.

La raccolta delle olive viene effettuata a partire dall’inizio dell’invaiatura e non deve protrarsi oltre

il 31 dicembre di ogni campagna oleícola.

La raccolta delle olive deve avvenire dalla pianta manualmente o meccanicamente. Le olive devono

risultare indenni da attacchi parassitari, devono essere trasportate e conservate fino alla molitura in

recipienti rigidi e fenestrati.

La resa massima delle olive in olio non può superare il 20%.

 

Modalità di oleificazione

Le operazioni di estrazione dell’olio e di confezionamento devono essere effettuate nell’ambito

dell’area territoriale delimitata nel precedente.

Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre oli che

presentino, il più fedelmente possibile, le caratteristiche peculiari originarie del frutto.

Le olive devono essere sottoposte a lavaggio a temperatura ambiente; negli impianti a ciclo

continuo durante la gramolatura la temperatura della pasta oleosa non deve superare i 250C. Ogni

altro trattamento è vietato. Le olive devono essere molite entro i 2 giorni dalla raccolta.

 

Caratteristiche al consumo

L’olio di oliva extravergine a denominazione di origine protetta “Alto Crotonese” nell’atto

dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

colore: giallo paglierino-verde chiaro;

odore: delicato di oliva;

sapore: fruttato leggero;

punteggio minimo al panel test: 6.5:

acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,7 per 100 grammi

di olio;

acido oleico: non inferiore al 70%:

numero perossidi: non superiore a 14 meq/Kg:

K232.· <=2

K270.· <=0,2

polifenoli totali, minimo: >=100 p.p.m.

Altri parametri chimico-fisici non espressamente citati devono essere conformi alla attuale

normativa U. E.

31 agosto 2012 / by / in
Cascate del Marmarico

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Risalendo il torrente Stilaro, immersa nella natura incontaminata a pochi chilometri dal centro abitato, si può ammirare la suggestiva cascata del Marmarico, è alta circa 120 metri ( tra le più alte d’Italia), il suo salto forma tre piccoli laghi. Inoltre il percorso offre ai visitatori, angoli di suggestiva bellezza naturale costituiti da alti costoni rocciosi, gole naturali e una fitta vegetazione formata da faggi, da lecci e da cespugli di macchia mediterranea. L’ itinerario guidato che percorre una suggestiva strada di montagna, viene effettuato con dei confortevoli mezzi fuoristrada della capienza di 6, 8 e 10 passegeri. Il costo dell’escursione e di 7 euro a persona. Il nostro clima particolarmente mite ci consente di effettuare l’escursioni durante tutto l’arco dell’anno, il periodo migliore per visitare la cascata e in primavera inoltrata e inizio estate. Oltre alla cascata Bivongi offre la possibilità di ammirare degli autentici tesori architettonici quali ad esempio il bellissimo monastero bizantino-normanno del San Giovanni Theresti e il suggestivo centro storico del paese.

 

La prenotazione si può effettuare direttamente

presso la nostra sede in via Benedetto Croce a

Bivongi o contattandoci ai seguenti numeri di

telefono:

0964.731737 – 333.1510500 – 320.9115666.

Le escursioni si effettueranno al raggiungimento

di almeno 5 partecipanti.

In caso di maltempo o di altre necessità, gli

itinerari potranno subire variazioni a discrezione

della Guida, responsabile dell’escursione.

www.casate.it

29 agosto 2012 / by / in
I vini di Calabria

 

La Calabria

si p r e s e n t a come una terra aspra e affascinante, dove solo di rado le montagne danno spazio a rotonde colline dai ripidi pendii. Pur disponendo di ideali condizioni climatiche in pianura e in certi suoi altopiani, per lungo tempo questa regione è rimasta nell’ombra del mondo vitivinicolo nazionale. Da qualche anno però assistiamo ad una ripresa produttiva ispirata a nuovi criteri di qualità, attraverso un più a tento lavoro in vigna e all’applicazione di nuove tecniche in cantina. Se torniamo un pò indietro negli anni, la Calabria ha una storia vitivinicola simile a quella delle altre regioni bagnata dai mari Tirreno e Ionio, con una civiltà italica che si evolve diversamente ma in parallelo a quella greca e ne resta profondamente influenzata. All’interno della regione gli italici coltivavano uve del luogo in vigneti rudimentali, ottenendo, si pensa, vini mediocri. Sui litorali però, sono i Greci che fin dall’ VIII secolo a.c. individuavano le zone vocate alla vite e danno impulso con i loro vitigni e con le loro pratiche eroiche ad una ottima produzione divenuta ben presto celebre: proprio il vino Krimisa ottenuto da uve della costa ionica, tra Sibari e Crotone, nella zona ove tuttora si produc ce il vino Cirò, veniva offerto ai vincitori delle Olimpiadi, che si svolgevano in Grecia ogni quattro anni. Fu la stessa Calabria, ove si coltivava la vite alta da terra, che contribuì con la sua tradizione vitivinicola a rendere rinomato il territorio italico, detto dai greci anche “Enotria”, cioè terra del vino. Sempre questa regione offrì le prime testimonianze di un imponente e organizzata esportazione del vino. Questo partiva dal porto di Sibari, passava attraverso veri e propri enodotti, per essere caricato agevolmente sulle navi. I vini di questa regione ebbero ancora momenti felici attorno al XIV e al XVI secolo. I vitigni più coltivati oggi sono il gaglioppo, con circa 80% della produzione di viti a bacca rossa e il greco bianco con circa il 90% di quella a bacca Bianca. Gli altri principali vitigni a bacca rossa sono: aglianico, barbera,

cabernet franc, cabernet sauvignon, calabrese, castiglione,greco nero, magliocco canino, malvasia nera di brindisi, marsigliana nera, merlot, nerello cappuccio, nerello mascalese, nocera, pecorello, prunesta, sangiovese. Gli altri principali vitigni a bacca bianca sono: ansonica, chardonnay, guardavalle, guarnaccia, malvasia bianca, manzoni bianco, montonico bianco, moscato bianco, pinot bianco, riesling italico, sauvignon, sèmillon, traminer aromatico, trebbiano toscano. I tipi di allevamento si evolvono lentamente verso l’alberello basso, il cordone speronato orizzontale e verticale, la controspalliera.

 

Vini DOC, DOCG e IGT

Cirò DOC. Oltre al territorio dei comuni di Cirò

e Cirò Marina, che rappresenta la zona originaria

(dove sorgeva l’antica Cremista), è interessato

alla produzione dei vini “Cirò” anche

parte del territorio dei comuni di Melissa e Crucoli,

sempre in provincia di Crotone nei tipi:

Rosso, Rosato, Bianco.

Scavigna DOC. Nella zona denominata “Scavigna”,

comprendente parte dei comuni di Nocera

Terinese e diFalerna, in provincia di

Catanzaro, si produce l’omonimo vino nei tipi:

Bianco e Rosso.

Arghillà IGT. Bivongi DOC. Nell’intero territorio

amministrativo di nove comuni della provincia

di Reggio Calabria, tra cui Bivongi (da cui il

nome), e in quello di Guardavalle in provincia

di Catanzaro, si produce questo vino nei tipi:

Bianco, Rosso e Rosato.

Calabria IGT.

Condoleo IGT.

Costa viola IGT.

Donnici DOC. In provincia di Cosenza, nel territorio

di una decina di comuni, capoluogo

compreso, si producono i seguenti vini

bianchi, rossi e rosati riuniti sotto l’unica denominazione

“Donnici: Bianco, Rosso, Rosato.

Esaro IGT. Greco di bianco DOC. Prodotto esclusivamente

nell’intero territorio comunale di

Bianco e in parte di quello di Casignana, in

provincia di Reggio Calabria, con le uve del vitigno

Greco bianco, questo vino ha un colore

giallo tendente al dorato con eventuali riflessi

ambrati; odore etereo, caratteristico, sapore

morbido, caldo, armonico con caratteristico

retrogusto. Gradazione minima: 17°. Invecchiamento

obbligatorio: un anno. Uso: da

dessert.

Lamezia DOC. La denominazione di origine

controllata “Lamezia” è riservata ai vini prodotti

nel territorio amministrativo del comune di

Lamezia Terme e di altri otto comuni della

provincia di Catanzaro nei tipi: Bianco, Rosso,

Rosato e Greco.

Lipuda IGT.

Locride IGT.

Melissa DOC. Nel territorio comunale di

Melissa e in quello di altri comuni della provincia

di Catanzaro vengono prodotti questi due

vini: Bianco e Rosso.

Palazzi IGT.

Pellaro IGT.

Pollino DOC. Prodotto nel territorio di alcuni

comuni della provincia di Cosenza con le uve

di Gaglioppo, Greco nero, Malvasia bianca,

Montonico bianco e Guarnaccia bianca,

questo vino ha un colore rosso rubino o rosso

cerasuolo; profumo caratteristico, sapore

pieno, asciutto. Gradazione minima: 12°. Uso:

da pasto. Con una gradazione minima di 12,5°

e un invecchiamento di due anni, questo vino

può portare in etichetta la qualificazione “superiore”.

San Vito Liuzzi DOC. In vigneti ben esposti,

ubicati nella frazione di San Vito nel comune di

Luzzi, in provincia di Cosenza, si produce

l’omonimo vino nelle seguenti tipologie:

Bianco e Rosso.

Santa Anna di Isola Capo Rizzato DOC. Questi

due vini, rosso e rosato, sono ottenuti dalle uve

di Gaglioppo, Nocera, Nerello Mascalese,

Nerello Cappuccio, Malvasia nera, Malvasia

bianca e Greco bianco prodotte in tutto il territorio

comunale di Isola Capo Rizzuto e in parte

di quello dei comuni di Crotone e Cutro

(provincia di Catanzaro); hanno un colore

rosso rosato più o meno carico; odore vinoso,

caratteristico; sapore asciutto, armonico, rotondo.

Gradazione minima: 12°.

Uso: da pasto.

Savuto DOC. In vari comuni delle province di

Cosenza e Catanzaro si produce questo vino,

che ha preso il nome dal fiume Savuto che attraversa

la zona, nei tipi rosso o rosato. Ottenuto

con le uve di Gaglioppo, Greco nero,

Nerello Cappuccio, Magliocco Canino, Sangiovese,

Malvasia bianca e Pecorino, ha un

colore rosso rubino più o meno carico o

rosato, profumo caratteristico, sapore pieno,

asciutto. Gradazione minima: 12°. Uso: da

pasto. Con una gradazione minima di 12,5° e

due anni di invecchiamento può portare in

etichetta la qualificazione “superiore”.

Scilla IGT.

Val di Neto IGT.

Valdamato IGT.

Valle del Crati IGT.

Verbicaro DOC. Questo vino viene prodotto in

parte del territorio dei comuni di Verbicaro (da

cui il nome), Grisolia, Orsomarso, San

Domenico Talao, Santa Maria del Cedro, in

provincia di Cosenza, nelle tipologie: Bianco,

Rosso e Rosato.

 

 

 

12 agosto 2012 / by / in
L’olio d’oliva di Calabria

 

L’olio d’oliva è un olio alimentare derivato dal frutto (drupa),

che nasce dalla trasformazione dei fiori (mignole) dell’albero

di olivo, originario del bacino del Mar Mediterraneo. Solo in Italia, esistono ben 395 cultivar” (varietà) di olive. In Calabria abbiamo

un patrimonio di cultivar autoctone decisamente variegato che va dalla Carolea alla Cassanese, al Ciciarello, Dolce di Rossano, Grossa di Gerace, Ottobratica,Roggianella, Sinopolese, Tombarello alla Tonda di Strangoli. L’olio è prodotto dalla spremitura delle olive e ha un contenuto molto elevato di grassi monoinsaturi. Le olive sono tradizionalmente raccolte (in alcune regioni) battendo

le fronde con bastoni, in modo da provocare la caduta dei frutti che poi si raccolgono uno ad uno a mano. Una tecnica più moderna

prevede l’utilizzo di abbacchiatori meccanici che scuotono i

rami con minore danneggiamento per la pianta e le olive cadono

su una rete predisposta a terra che permette poi di raccoglierle più

rapidamente e con minore fatica.

 

LA RACCOLTA

La raccolta a mano con appositi pettini e sacche a tracolla su lunghe scale a pioli di legno, è ancora praticata in molte zone. Questa tecnica, sicuramente dispendiosa, consente di raccogliere frutti integri ed al giusto grado di maturazione. è ancora preferibile per le olive da conserva, ma rappresenta il primo degli elementi fondamentali per ottenere un olio extra vergine di oliva fragrante e privo di odori sgradevoli. Non meno importante al fine di ottenere un olio vergine esente da difetti è il metodo di stoccaggio delle olive. L’ideale è che le olive siano raccolte in apposite “cassette areate” in plastica, che queste cassette siano conservate lontano da fonti di calore e che le olive vengano “frante” nel giro di 18-24 ore dalla raccolta. Questo garantisce che le olive non fermentino in modo anaerobico dando origine alla formazione di “alcol alifatici” che produrrebbero nell’olio difetti quali “riscaldo” e, in casi estremi, “muffa”.

 

ESTRAZIONE

La produzione dell’olio d’oliva di maggiore importanza si basa su processi di estrazione esclusivamente meccanici. In questo modo si distinguono merceologicamente gli oli vergini da quelli ottenuti mediante processi basati su metodi fisici e chimici (oli di semi, oli di oliva rettificati e raffinati, oli di sansa). Altre tecniche

prevedono l’impiego di metodi fisici e chimici. Va però detto che le normative e gli standard di qualità stabiliscono che un olio di oliva possa essere definito “vergine” solo se per la sua produzione siano stati impiegati esclusivamente metodi meccanici.

L’olio ottenuto con il ricorso a metodi chimici e fisico-chimici è pertanto identificato con tipologie merceologiche differenti e distinte dal vergine. Le linee di lavorazione nell’estrazione meccanica differiscono per i metodi usati nelle singole fasi, pertanto esistono tipologie d’impianto differenti. Oltre che per le caratteristiche tecniche gli impianti differiscono in modo marcato per la capacità di lavoro, il livello di meccanizzazione, l’organizzazione del lavoro, la resa qualitativa e quantitativa, i costi di produzione. In generale la linea di produzione di un oleificio comprende 5 fasi fondamentali:

– Operazioni preliminari.

– Molitura.

– Estrazione del mosto d’olio.

– Separazione dell’olio

dall’acqua.

– Stoccaggio, chiarificazione

e imbottigliamento.

 

 

 

12 agosto 2012 / by / in
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