Le origini del Parco Nazionale dell’Aspromonte risalgono al 1968, anno in cui fu creato il Parco Nazionale della Calabria. Costituito dalla Sila Grande, dalla Sila Piccola e dall’Aspromonte, il Parco Nazionale della Calabria si rivelò subito difficile da tutelare proprio per la frammentarietà dell’area protetta; pur tuttavia, si dovette attendere il 1989 perché si prevedesse, con legge, l’istituzione di un autonomo e più grande Parco Nazionale dell’Aspromonte.L’Aspromonte costituisce l’ultimo tratto delle “Alpi Calabresi”, termine con il quale i geologi indicano il complesso montuoso formato dalla Sila, dalle Serre e dall’Aspromonte, per evidenziare il fatto che queste montagne, formate da rocce cristalline – principalmente graniti – hanno un’origine ed una geologia diverse dall’Appennino vero e proprio, che invece è di origine sedimentaria a predominanza calcarea e termina a sud con il Pollino e l’Orsomarso.Esso si presenta come un’enorme piramide di roccia che, abbracciata da due mari – Jonio e Tirreno – s’inerpica fino ai 1955 m di Montalto, la sua cima più alta: un perfetto belvedere naturale da cui si può ammirare in tutta la sua bellezza lo Stretto di Messina. Nella sua parte più alta il massiccio si presenta come un complesso di altipiani, mentre i pendii scendono verso il mare talora con giganteschi terrazzi – detti piani o campi – talaltra con strette e suggestive vallate, animate da torrenti dal corso impetuoso che, durante il tragitto, raccolgono l’acqua di affascinanti cascate (Forgiarelle, Maesano, …). I torrenti dell’Aspromonte, le “fiumare”, si presentano con ampi letti di detriti, secchi per quasi tutto l’anno, ma che con le piogge invernali vengono inondati improvvisamente dall’acqua. Lungo il corso di una di queste, la fiumara Bonamico, una gigantesca frana ha dato origine al lago Costantino, unico lago di sbarramento italiano ad avere una origine recentissima: 31 dicembre 1972. Tipica dell’Aspromonte è la presenza delle “pietre”, grandi conglomerati rocciosi modellati dal vento e l’acqua hanno dato forme particolari che hanno fatto meritare loro nomi particolari: la Pietra di Febo, la Pietra Castello, le guglie delle Torri (Dolomiti) di Canolo, le Rocche di San Pietro, le Rocce degli Smalidetti, la Pietra Cappa, la Pietra Lunga, la Pietra Castello, la Rocca del Drago.Vicino Natile, per via di insediamenti rupestri, il paesaggio ricorda addirittura le Meteore della Cappadocia …

 

UNA MONTAGNA DA SCOPRIRE

Tra lo Ionio e il Tirreno, sull’estremità dello stivale, si erge il massiccio dell’Aspromonte, un’impervia piramide di roccia alta quasi duemila metri. Dalla cima della sua vetta più alta, Montalto (1955 metri), lo sguardo può raggiungere le coste della Sicilia, il cratere dell’Etna e l’arcipelago delle Eolie. Solcato da profondi valloni che diramandosi a raggiera scendono fino al mare, il territorio del parco è ricoperto da querce e pini, abeti e faggi; da praterie e pascoli interrotti da gole e valli fluviali. Una particolarità del paesaggio dell’Aspromonte è rappresentata dalla presenza delle fiumare, corsi d’acqua a regime torrentizio, senza sorgente che, nella parte più prossima alla foce, sono caratterizzate da un letto largo e ghiaioso, che rimane asciutto per la maggior parte dell’anno, salvo riempirsi improvvisamente in occasione delle forti piogge primaverili o autunnali. Le fiumare, con la loro forte capacità d’erosione, hanno inciso profondamente i rilievi dell’Aspromonte creando paesaggi contrassegnati da contrasti di colore di particolare bellezza. Un tempo, le fiumare erano, nei periodi di maggiore portata, navigabili. Oggi, da un lato sono l’emblema di come sia cambiata la situazione idrica e geologica a causa dei forti interventi dell’uomo, dall’altro rappresentano un ulteriore elemento di fascino di questo territorio, nel contrasto che creano tra il loro colore bianco, il verde della vegetazione circostante ed il bruno delle terre incolte. La notte di Capodanno del 1972, gli abitanti del borgo di San Luca udirono un boato fragoroso: un’enorme frana aveva ostruito il canale della fiumara Bonamico e di lì a poco nacque il lago Costantino, il più giovane d’Italia e uno dei pochi esemplari di lago di sbarramento esistenti al mondo. Il massiccio dell’Aspromonte, ultima propaggine dell’Appennino calabro, è separato dalla Sila dalla catena delle Serre. Dopo il Montalto le cime più alte sono quelle del Monte Scorda, Monte Misafùmera, Monte Fistocchia, Serra Juncari, Serra Cerasìa e Puntone l’Albera. Sotto il profilo geologico l’Aspromonte si differenzia dall’Appennino, in quanto è formato in preva lenza da un gruppo di rocce metamorfiche, comprendenti piccole parti granitiche, circondate da roccia di tipo sedimentario. La spiegazione dei geologi è che si tratti di un pezzo della Tirrenide, un’antica massa continentale sprofondata e poi risollevatasi nel corso delle ultime due ere geologiche. Le diverse tappe del sollevamento, che ebbe inizio alla fine del Pliocene (circa 30 milioni di anni fa), sono oggi testimoniate dai quattro livelli di terrazzi, i cosiddetti piani o campi, che caratterizzano soprattutto il versante tirrenico della montagna. Tra i più famosi quelli di Zillastro, Zervò e Carmelia. Un’altra importante componente del paesaggio apromontano sono le cosiddette pietre: grossi monoliti di roccia modellati dagli agenti atmosferici, che si presentano come dei monumenti naturali. Tra i più spettacolari: Pietra Cappa, le Caldane di Roghudi, la Rocca del Drago, i Tre Pizzi e molti altri ancora. Dal punto di vista climatico l’Aspromonte è fortemente influenzato dalla vicinanza del mare, così è possibile trovare ambienti alpini sulle cime più alte e ambienti tipicamente mediterranei scendendo verso il mare. Differenze ci sono inoltre anche tra il versante tirrenico, più piovoso, e quello ionico. Questa eterogeneità del clima si riflette naturalmente sulla vegetazione del Parco caratterizzata dalla presenza delle specie più disparate, tra cui una felce tropicale, testimonianza del particolare clima presente in Italia nel Terziario. Un territorio fortemente diversificato quello dell’Aspromonte, dove si possono trovare ambienti naturali di facile accesso e territori ancora aspri e selvaggi dove conviene addentrarsi accompagnati da guide naturalistiche. Le caratteristiche morfologiche del territorio hanno fatto sì che nel corso dei millenni questi luoghi diventassero un rifugio sicuro per piante, animali ed esseri umani che qui hanno potuto insediarsi, proliferare e conservarsi. Se secoli fa queste regioni remote hanno offerto riparo a comunità umane e i suoi boschi hanno fornito legname alle colonie greche e rifugio ai monaci basiliani in fuga; l’Aspromonte è anche un habitat sicuro per numerose specie animali che, grazie alla scarsa antropizzazione, alla vegetazione folta, alle zone isolate, hanno trovato qui un luogo ideale per stabilirsi e riprodursi. Purtroppo la mano dell’uomo è riuscita a far sentire la sua presenza distruttiva anche qui; una delle piaghe del passato, precedente all’istituzione del Parco, è stato infatti il bracconaggio, che ha tra le altre cose decimato il numero di esemplari di falco pecchiaiolo che sorvola queste zone per andare a svernare a sud del Sahara. Malgrado ciò, e grazie soprattutto all’intervento della guardia forestale e all’istituzione del parco, questo volatile ed altre specie rare vivono ancora protette in queste zone. Qui nidificano le uniche due coppie presenti in Italia dell’aquila del Bonelli, un rapace raro a rischio d’estinzione. Tra gli animali che caratterizzano la fauna di queste zone, troviamo anche alcuni esemplari di lupo che, anch’esso vittima di persecuzioni a causa di sciocche leggende, è oggi una specie protetta che sta lentamente riconquistando il suo spazio.

 

 

Flora e fauna

I grandi boschi motani dell’aspromonte sono formati da faggio, oppure da faggio misto a pino laricio (una conifera caratteristica della sila e dell’aspromonte) o addirittura da faggio misto ad abete bianco (questo albero, che anticamente doveva essere assai diffuso nelle faggete appenniniche, è oggi assai raro). più in basso si incontrano le querce, e presso il mare la macchia mediterranea; mentre lungo i fiumi crescono la tamerice e l’oleandro. fra le piante erbacee si ricorda la gigantesca e rarissima felce di origini tropicali woodwardia radicans, e la digitalis purpurea, velenosissima pianta dai grandi fiori rossi: l’Aspromonte è l’unica località della Penisola in cui questa pianta è presente (la specie è invece diffusa in Sardegna e in Corsica). Per quanto riguarda la fauna del parco, la presenza più significativa è la rarissima aquila del Bonelli (meno fortunata della ben più diffusa aquila reale), i cui esemplari presenti in Italia si contano letteralmente sulla punta delle dita. Il lupo,che era scomparso negli anni Cinquanta, è recentemente tornato su questi monti. Pare, inoltre, che l’elusivo gatto selvatico sia ancora relativamente diffuso. Numerosissimi i cinghiali e gli istrici. Altrespecie di notevole interesse sono il picchio nero e il gufo reale, in quanto entrambi assai rari in Italia. Da segnalare che in primavera lo stretto di Messina è un importantissimo e frequentatissimo punto di concentrato transito per migliaia di rapaci che migrano dall’Africa verso l’Europa: questo rende l’Aspromonte un eccezionale osservatorio per gli appassionati di uccelli.

 

Gli Itinerari

L’Aspromonte offre affascinanti itinerari da percorrere attraversando una fitta vegetazione, assaporando la bellezza dei colori di una natura incontaminata e lasciandosi cullare dal rigoglio di un ruscello. Itinerari storico – culturali, per ripercorrere la strada di Garibaldi o scoprire antiche rovine e gioielli architettonici; ma anche, per i più intraprendenti amanti dell’avventura, itinerari impervi, lunghi e avventurosi. I percorsi segnati sono parecchi, anche se, per i meno pratici di escursioni, si consigliano quelli che si snodano nei dintorni di Gambarie. In ogni caso è necessario dotarsi di abbigliamento ed equipaggiamento adeguati.Chi volesse percorrere i meravigliosi itinerari aspromontani accompagnato da una Guida Ufficiale del Parco Nazionale dell’Aspromonte, può rivolgersi all’Ente Parco o direttamente all’Associazione delle Guide Ufficiali del Parco Nazionale dell’Aspromonte – tel. 348.3368079 – e-mail: guideaspromonte@katamail.com.

 

Precauzioni dell’escursionaista

Avere abbigliamento adeguato Disporre di cibo energetico e di acqua Essere fornito di un sacchetto per i rifiuti Informare qualcuno dell’itinerario e dell’ora del rientro

 

Comportamenti da evitare

Disperdere rifiuti Accendere fuochi Gettare mozziconi Spaventare animali Raccogliere fiori e piante Attraversare campi coltivati

 

L’Artigianato

In Aspromonte è presente un ricco artigianato, la cui diffusione si spiega con il forte attaccamento della popolazione alle tradizioni della propria terra. Il materiale più utilizzato è il legno, usato per fabbricare oggetti di uso agricolo e pastorale (cucchiai, stampi, …) ma anche strumenti musicali, come tamburelli e zampogne dette “ciaramelle”. Con il legno, quello della radice dell’erica arborea calabrese, sono realizzate le pipe, tra i prodotti artigianali più caratteristici. Diffusa, soprattutto a Gerace, la produzione di pizzi e merletti, realizzati all’uncinetto ed al tombolo. Gerace è nota anche per i prodotti in ceramica (fischietti, anfore, pigne, annaffiatoi, …), alcuni molto ricercati dai turisti. Meno diffusa è la tradizionale produzione di ceste e contenitori per usi diversi, realizzati intrecciando a mano il vimine del castagno e della paglia. Nei paesi dell’area grecanica, in particolare a Samo, sono prodotte le “pezzare”, stoffe variopinte realizzate al telaio, fatte da piccole strisce ricavate tagliando vecchi abiti in disuso. Sono, inoltre, prodotte, particolari e molto resistenti coperte di ginestra. I prodotti tipici agroalimentari Hanno tradizione pastorale e contadina: il pane di grano è cotto nel forno a legna; i salumi sono ricavati dai suini sia dalla spalla che dal lombo e si distinguono in soppressate e capocollo. I fagioli: verdolini, marroncini, giallo ocra, con macchioline rossicce e fagioloni grandi bianchi “pappalumi o chiappaluni”, sono coltivati nella parte medio alta del massiccio. Le patate d’Aspromonte distinte per i diversi usi di consumo (bollite, fritte e arrostite) sono morbide e dure, chiare e scure. Dei formaggi: i caprini della Limina, la ricotta affumicata, il canestraio, per il quale si fanno ricotte, mozzarelle e altri derivati. La ricotta è un prodotto tipico alimentare, si ricava dai sieri che provengono dal latte ricco di albumina. è prodotto da assegnare alla pastorizia, perché è solo dal latte di pecora che si ottiene, ad esempio la ricotta romana è siero di latte pecorino ed è ricca di grassi e povera di acqua. Rientra nei prodotti alimentari, si prepara dal siero per aggiunta d’aceto nella dose di 2-3% e riscaldando da 75 a 80°C. Il latte in ebollizione forma dei grumi di albumina, mista a un pò di grassi, lattosio e sali minerali. Quando i grumi sono agglomerati e divenuti una massa, si gettano in apposite forme poste su un sgocciolatoio. L’acqua sgocciola, la massa si raffredda, si consolida e dopo ventiquattro ore di sgocciolamento la resa è di circa il 2%, se la ricotta proviene dal latte scemato, è di circa il 3% se proviene dal latte intero. Quando la ricotta viene salata si aggiunge il 6- 7% di sale comune, si ha la ricotta salata della Sardegna. La ricotta salata deve avere lunga stagionatura ed è possibile mangiarla solo quando assume l’aspetto di formaggio molle, mentre la ricotta fresca è mangiabile secondo il gusto soggettivo e si usa oltre che per la cucina, anche per dolci con trattamenti particolari di zucchero, uova e vaniglia. La ricotta salata invece è usata solo in cucina ed è tipica caratteristica di determinate regioni. Lo stoccafisso è caratteristico di Mammola e Cittanova. è pesce prima secco e poi ammollato che ha origine in altri mari e si lavora dove il mare non c’è, arrivando anche alle cosiddette Sagre. Specie a Cittanova dove la maturazione, la cura e l’ammollo avviene con le acque dolci dell’- Aspromonte. La cucina locale ha come tradizione la cosiddetta pasta di casa; le tagliatelle o lasagnette fatte dalla sfoglia e i “maccarruni i casa” creati da un pezzetto di pasta arrotolata attorno ad un filo rametto di giunco o di ferro sottile. Il ragù con cui si condiscono è ricetta che alle famiglie giunge passando da madre in figlia e fatte con carne di maiale, manzo di vitello e capra. Da citare, infine, la straordinaria presenza nelle faggete dell’Aspromonte di varie qualità di funghi (porcini, pineroli, rositi.

 

I Dolci

Si producono torroni morbidi e torroni friabili. A Seminara, a Bagnara, poi, in tutta la provincia di Reggio se ne fa largo uso, si fabbricano i mostaccioli fatti con farina e miele e cotti al forno: sono pezzi unici, mantengono immagini di pecorelle, colombe, galletti, cavalli e anche vergini, riportano alla base la lettera “S” iniziale di Seminara. Sono adornati di stagnola, raffigurano verdi prati con fiori rossi, con agnelli, palme e sono l’omaggio d’amore che si scambiano i fidanzati. Di solito non si mangiano, piacciono dal punto di vista estetico e si ama vederli, ricordano altresì la persona che li ha offerti. Si tramanda che al tempo dei Greci si offrivano come ex voto (Teocrito III a.C. li descrive) forse da qui l’usanza a non mangiarli. Non manca una ricca produzione di mandorle, miele, olio extra d’oliva, ed ancora vino greco che si produce a Gerace, Bianco e Casignana.

 

Il bergamotto

Il bergamotto è prerogativa Reggina appartiene alla provincia di Reggio, è frutto che appartiene alla famiglia degli agrumi e che nel 1704 servì con la sua buccia ad estrarre un’essenza che ne fece un profumo. La si deve ad un profumiere del Piemonte l’invenzione, questi l’aveva appreso lavorando in Germania e a Colonia. L’essenza è gradita e la 29 richiesta è connessa alla fama. Nel 1830 le coltivazioni si estesero fino a Melito Porto Salvo, il prodotto viene esportato nei paesi dell’Europa e serve alla lavorazione di cosmesi e in farmacia.

 

Il gelsomino

S’interessarono esse del gelsomino, fiore portato dall’Asia che aveva cinque lobi, cioè forma a stella. A Reggio la coltivazione iniziò nel 1968 in un’area umida sotto il livello del mare che la stazione sperimentale dell’essenze bonificò. Ma il vero espandersi si ebbe dopo la seconda guerra mondiale; sui due versanti, Ionico e Tirrenico, si coltivavano i gelsomini. Da una parte tra Pellaro e Roccella con centro Brancaleone, dall’altro versante da Villa S. Giovanni a Gioia Tauro. A Reggio si coltivò in due contrade: S. Giorgio e Spirito Santo, Valanidi e Armo. Ma anche altri centri come Lazzaro, Condofuri, Africo N., Siderno, Gioiosa furono sedi di vivai. Ad Africo N. il gelsomino si coltivava insieme agli alberi di pero e di bergamotto e bisognava di manovalanza specializzata. Dagli anni ‘50 al ‘60 tutto andò bene negli anni ‘70 si ebbe un calo che continuò senza fermarsi, li si domanda oggi, se la perdita sia da attribuire al fatto che fino agli anni ‘60 la pianta era potata a mano, subito dopo si usò la falce,ed allora iniziò la sofferenza per la pianta delicata. La conferma è giusto si rimandi agli studiosi del settore.

 

I Beni Culturali

L’estrema bellezza di questa montagna è pari solo alla sua storia. Lo stesso nome “Aspromonte”, che significa “candido, bianco”, risale alle popolazioni greche della costa ionica che ammiravano le candide formazioni montuose del massiccio. Le presenze storiche, artistiche e archeologiche, testimonianze della cultura di antiche civiltà, sono presenti ovunque nel territorio aspromontano. La chiesetta di San Leo, ad Africo, rappresenta uno dei pochi reperti basiliani esistenti in Aspromonte. Bova assieme a Samo, Roccaforte del Greco, Bagaladi e Roghudi conservano forti caratteri della civiltà magnogreca. A Bova, inoltre, è possibile ammirare il castello normanno, da dove si domina la costa ionica. Il centro storico ospita antiche chiese medievali e dimore patrizie Gerace, scrigno architettonico, custodisce importanti bellezze artistiche e naturali, come il castello, del XII secolo, le chiese di San Francesco e di San Giovannello e la Cattedrale le cui colonne provengono dai tempi locresi. San Giorgio Morgeto custodisce importanti resti ellenici. Il castello medievale, la Chiesa di San Francesco e il Monastero di San Domenico sono preziosi splendori dell’arte. Tra i santuari aspromontani, quello in assoluto più frequentato è il Santuario di Polsi, dove alla fine di agosto e nei primi giorni di settembre si celebra la festa della Madonna della Montagna. La processione caratteristica ed il folklore che anima i giorni della festa sono un tuffo in un misto di fede, sacralità ed antiche usanze pagane.

 

Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte –

Via Aurora – 89050 Gambarie di S. Stefano in Aspromonte (RC) –

Tel. 0965/743060 – Fax 0965/743026

E-mail: enteparcoaspromonte@tin.it

Sito: www.parks.it/parco.nazionale.aspromonte www.parcoaspromonte.it

 

 

Come arrivare

In auto: provenendo da nord seguire l’autostrada A3, uscire al casello di Bagnara di Calabria e proseguire in direzione di Gambarie di Santo Stefano d’Aspromonte. Da Reggio Calabria prendere la SS.Gallico-Gambarie. In treno: Villa San Giovanni e Reggio Calabria sono le stazioni più vicine. Informazioni Turistiche Azienda di Promozione Turistica Reggio Calabria Tel. 0965/21171 – 24996 Fax 0965/890947