parco_nazionale_della_silaIl Parco ricomprende i territori già ricadenti nello “storico” Parco Nazionale della Calabria (1968). Tutela aree di rilevante interesse ambientale in Sila piccola, Sila grande e Sila greca per complessivi 73.695 ettari. Favorisce il mantenimento e Io sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali tradizionali, artigianali, sportive, enogastronomiche, turistiche. Promuove ed incentiva le iniziative atte a favorire lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni residenti all’interno del Parco. Provoca lo sviluppo ecocompatibile del comprensorio, crocevia del Mediterraneo di storia, arte e culture succedutesi nei secoli. è nato un Parco, nel “Gran Bosco D’Italia”, in cui si ammirano paesaggi mozzafiato, che suscitano profonde emozioni, che invitano alla visita ed al soggiorno.

 

Paesaggio

parco_nazionale_della_sila2Le origini dell’altopiano della Sila sono da ricondurre ad epoca geologica ben più remota di quella dell’orogenesi appenninica. Il paesaggio silano è la risultante del particolare ambiente fisico, vario e scarsamente tormentato, sul quale si adatta una diversificata fauna, una complessa vegetazione ed una presenza umana moderata, che costituiscono sistemi interagenti. Si evidenzia una pluralità di paesaggi che vanno dal tipo montano a quello collinare ed a quello pianeggiante suddiviso in alluvionale, vallivo ed a terrazze. Nel paesaggio forestale, dotato di una elevata biodiversità, si inserisce un patrimonio boschivo, di notevole provvigioni e di considerevole valore ecosistemico, che va di conseguenza adeguatamente salvaguardato e conservato. Esistono ambiti territoriali marginali, trascurati dai moderni processi di sviluppo, in cui si riscontrano siti nei quali le risorse e i valori sono stati conservati in una sostanziale integrità. Gli stessi è necessario che vengano utilizzati, dalle comunità locali, in modo ottimale allo scopo di favorirne il ricupero, la stabilità e la durata. Il paesaggio agrario è più specificamente il risultato di un’interazione tra uomo e ambiente, in continuo divenire soprattutto come conseguenza del variare delle condizioni sociali, ma anche dell’evoluzione della cultura e dei progressi della tecnica agraria. Il paesaggio agricolo della Sila è stato scarsamente modificato dall’impatto tecnologico e ciò ha evitato che prendessero il sopravvento le esigenze umane sulle parco_nazionale_della_sila7caratteristiche che nei secoli l’ambiente naturale aveva conservato. L’agricoltura silana, in gran parte, la si può ancora definire di tipo tradizionale, gli equilibri, che nei tempi si sono stabilizzati, si sono sostanzialmente mantenuti, evitando erosioni genetiche significative e sostanziali cadute di diversità. Il processo di crescita degli insediamenti umani in ambiti rurali e periurbani è stato moderato nella gran parte dei siti. Necessita comunque normalizzare eventuali eccessi di pressione antropica regolando le tendenze di trasformazione e di uso del suolo, proteggendo gli ambiti dotati di forte valenza naturalistica ed ambientale e diversificandone tempi e modi di godimento. Si dovrà in definitiva tendere a favorire l’integrazione dei processi di sviluppo con le particolari peculiarità di cui sono dotate le aree interessate, sviluppando una confacente progettualità che sia in grado di valorizzare la risorsa paesaggistica della Sila esaltando nel contempo le funzioni di pregio che sono già tenute in debita considerazione. Buoni risultati potranno essere ottenuti con la messa in atto di adeguate politiche di riequilibrio territoriale e di coesione sociale. Si potrà così offrire, anche nell’avvenire, al turista in visita al Parco la possibilità di ammirare ancora un paesaggio in gran parte conservatosi primitivo, integro, attraente, suggestivo.

 

Vegetazione

parco_nazionale_della_sila6II Parco Nazionale della Sila è dotato di una vasta biodiversità vegetale che cambia con il variare dell’altitudine. Fascia dell’alta macchia Mediterranea. Si inizia con l’alta macchia mediterranea in cui si evidenziano il corbezzolo i cisti, la ginestra di Spagna, l’erica, il ginestrone, la ginestra spinosa, con soprassuoli di leccio, carpino, frassino, acero, ed altre. Sono ben rappresentati gli uliveti ed i vigneti coltivati su terreni sistemati a terrazzamenti, che testimoniano il duro lavoro della laboriosa civiltà contadina, con piante sparse di ciliegio, fichi, gelsi, e vari altri fruttiferi. Si passa poi per i querceti (roverella, cerro, farnia, rovere) e per i vasti castagneti, anch’essi sistemati, in gran parte, a terrazze o a lunette. Fascia del Pino Laricio Di seguito si sale verso la fascia del pino laricio dove vasti e rigogliosi pascoli si alternano a terreni coltivati a patate, a grano, a segale, a prato, a frutteto, e ad estese foreste in cui il pino laricio calabrese (foto sotto), in gergo detto pino silano, trova il suo optimum ecologico e vi domina incontrastato raggiungendo, nelle zone meno antropizzate, dimensioni maestose come in loc. Fossiata e Cozzo del Principe (CS), Roncino e Acqua delle Donne (CZ), Pollitrea (KR). Trattasi di pinete che traggono la loro origine dalla immensa antica foresta, la Hyle dei Greci e la Silva dei Romani, decantata da Virgilio, Strabone, Dionigi D’Alicarnasso ed altri. Nella parte centrale di questa fascia il pino lancio si trova allo stato puro; al limite inferiore si mescola col cerro, col castagno ed in misura minore con altre querce caducifoglie quali la roverella e la rovere, ed associazioni di latifoglie varie come si ha modo di osservare sul versante destro del fiume Lese. Verso il limite superiore e nelle stazioni a maggiore piovosità e quindi a più alta umidità si ha modo di riscontrare uno sporadico grado di mescolanza, meglio una giustapposizione, del pino con il faggio. L’influenza dell’esposizione è quasi sempre determinante, giacché le pendici esposte a Sud risultano occupate dal pino mentre in quelle esposte a Nord vegeta il faggio. A volte, in qualche stazione a clima intermedio, si verifica una coesistenza del pino e del faggio nella giovane età di entrambe le specie: poi generalmente il pino, che ha un accrescimento molto più rapido, supera le piante di faggio e tende a prendere il sopravvento sulle stesse. Vengono così messe in risalto le notevoli differenze di temperamento tra le due specie e generalmente i limiti tra pineta e faggeta risultano abbastanza netti e vengono segnati da burroni, vallecole e fossi vari e spesso da luoghi umidi e freddi in cui il pino è nettamente poco diffuso a vantaggio del faggio e spesso anche dell’ontano napoletano, presente talvolta in formazioni pure di limitata superficie, del pioppo tremulo ed a rarissimi nuclei di abete bianco. Il pioppo tremulo è da considerarsi specie pioniera con elevate capacità di diffusione nelle zone in cui si sono creati dei vuoti nella pineta a causa di tagli poco razionali o di incendi con conseguente degradazione del suolo. L’ontano napoletano ha la particolarità di possedere nelle radici delle nodosità dovute alla presenza di un actinomicete, il Bacterium radicicola, grazie al quale può assimilare l’azoto atmosferico arricchendone il suolo; questo suo potere fertilizzante non è sconosciuto ai contadini silani che in passato hanno preferito trasformare a coltura agraria i terreni in precedenza occupati dalla predetta specie. Lungo i fiumi principali e i vari torrenti si notano estesi filari di ontano nero ed alle altitudini inferiori si riscontrano rare piante, singole od a piccoli gruppi, di berretto da prete o fusaggine, di nocciolo ed alcune piante erbacee rizomatose quali il cavolaccio ed il farfaraccio dalle foglie alquanto ampie, fino a 80- 90 cm. di diametro. Le pinete silane parco_nazionale_della_sila5costituiscono delle formazioni naturali monolite dalle quali nell’ambiente climax, cioè di equilibrio relativamente stabile con tutti i fattori biotici e abiotici, è esclusa qualsiasi altra specie arborea; per quanto riguarda le piante arbustive ed erbacee che spesso accompagnano il pino laricio, sembra che non esista un’associazione particolare ma solamente una fortuita convivenza di specie provenienti dalle zone fitoclimatiche superiore ed inferiore. Nelle pinete fitte, sia per l’eccessiva ombra che per il clima rigido ma principalmente per lo spesso strato di aghi che si accumula sul terreno, il sottobosco risulta assai povero e vi si trovano solo poche piante erbacee tra le quali spesso predomina la felce aquilina che da sempre viene usata dai pastori silani per confezionare mozzarelle e ricotte. Nelle pinete a struttura rada il corteggio floristico aumenta considerevolmente; alla felce aquilina spesso si mescola il litospermo calabro. Tra gli arbusti ricordiamo il salicone, la cui corteccia è appetita dal capriolo durante l’inverno, il melo selvatico, il pero selvatico ed il cocumilio, di grande importanza per l’alimentazione del capriolo, del cinghiale e degli uccelli, il biancospino, la rosa selvatica, endemica nel territorio del Parco, e più di rado il sambuco, l’agrifoglio ed il pungitopo, di enorme utilità per l’abbondante produzione di semi per l’alimentazione degli uccelli, il lampone, il rovo e la fragola, molto apprezzate dall’uomo per i gustosi frutti e dagli animali per le foglie e per gli steli, i citisi e la ginestra dei carbonai; meno diffusa nelle radure erbose o sassose è la ginestra odorosa. Sul versante ionico orientale si nota anche la presenza del sorto ciavardello, del carpino bianco e del carpino nero o carpinello. In questa fascia è anche da ricordare la Genista anglica, in gergo detta “ciciarella”, sempre più invadente; la sua presenza risulta anomala in quanto trattasi di specie a distribuzione atlantica, dalle coste del Portogallo alla Danimarca. Sono ricercate dalla popolazione l’anice e l’origano abbastanza frequenti negli spazi vuoti. La composizione della flora erbacea nei pascoli e nelle radure boschive rileva una netta prevalenza delle graminacee, pur essendo ben rappresentate le leguminose e le composite; trattasi di pascoli di buona produttività che con l’avanzare dell’estate assumono l’aspetto di ristoppie per la carenza di piogge ed umidità. Si passa dai pascoli più asciutti e magri dove abbonda l’astragalo calabro, ai pascoli più umidi e pingui dove prevalgono la potentilla di Calabria e l’iperico.

 

Fascia del Faggio

parco_nazionale_della_sila4Alle altitudini superiori ci si imbatte nella fascia del faggio ove la predetta pianta costituisce la specie forestale predominante avendovi trovato l’ambiente ecologico più confacente alle proprie esigenze; al limite inferiore confina con le pinete di laricio e spesso con l’ontano napoletano. Solo eccezionalmente, per particolari condizioni ecologiche, il faggio confina con le querce caducifoglie. In vaste zone, tra le quali ricordiamo il complesso boscato del Monte Gariglione e di Macchia dell’Orso nella Sila piccola ed il Vallone Cecita, in Sila Grande, il faggio lo si trova mescolato con l’abete bianco, a gruppi più o meno estesi, il quale tende a sfuggire dei crinali e comunque dalle zone battute dai venti. Tale ecotipo di abete sta dimostrando una notevole resistenza alle cosiddette “piogge acide”; è per tale motivo che si hanno costanti e crescenti richieste di seme dall’estero (Germania, Austria, ecc.). Nelle predette aree si nota un regresso del faggio a favore dell’abete bianco di cui si riscontra una abbondante rinnovazione naturale. Nel Vallone Cecita (CS) e sul G a r i g l i o n e (CZ), sotto le ombrose faggete vive, soprofita su radici putrescenti, l’orchidea a nido d’uccello che, essendo priva di clorofilla, non ha foglie verdi ed i cui fiori si fanno strada attraverso gli spessi strati di foglie in luglio-agosto. Negli estesi e lussureggianti pascoli si ha predominanza delle graminacee sulle leguminose e sulle composite; diventano più frequenti i pascoli a potentilla e nelle zone acquitrinose si inizia un processo di torbificazione che termina con la formazione di nardo-cariceti con il nardo, la tormentilla e la luzula di Calabria. Alle altitudini superiori ci si imbatte nella fascia del faggio ove la predetta pianta costituisce la specie forestale predominante avendovi trovato l’ambiente ecologico più confacente alle proprie esigenze; al limite inferiore confina con le pinete di laricio e spesso con l’ontano napoletano. Solo eccezionalmente, per particolari condizioni ecologiche, il faggio confina con le querce caducifoglie. In vaste zone, tra le quali ricordiamo il complesso boscato del Monte Gariglione e di Macchia dell’Orso nella Sila piccola ed il Vallone Cecita, in Sila Grande, il faggio lo si trova mescolato con l’abete bianco, a gruppi più o meno estesi, il quale tende a sfuggire dei crinali e comunque dalle zone battute dai venti. Tale ecotipo di abete sta dimostrando una notevole resistenza alle cosiddette “piogge acide”; è per tale motivo che si hanno costanti e crescenti richieste di seme dall’estero (Germania, Austria, ecc.). Nelle predette aree si nota un regresso del faggio a favore dell’abete bianco di cui si riscontra una abbondante rinnovazione naturale. Nelle foreste del Gariglione si ha modo di ammirare alcuni plurisecolari e maestosi esemplari di abete bianco e di faggio, monumenti viventi, residui della giungla vergine o “Urwald”, mai sfiorata da mano umana, ancora esistente all’inizio di questo secolo e descritta con grande ammirazione da Norman Douglas nel suo libro “Vecchia Calabria”. Tra le altre specie arboree ed arbustive, che si riscontrano a singoli pedali od a piccoli gruppo, nell’associazione vegetale di questa fascia, ricordiamo il pioppo tremulo, il tiglio, l’acero napoletano, l’acero di lobel, l’acero montano, il salicone, l’agrifoglio, il ciliegio selvatico, il prugno cocumilio, il melo selvatico, il pungitopo, la sempreverde Dafne laureola ed il mezereo, a foglie caduche e con bacche mortali se ingente; diffusa è la belladonna con bacche simili alle ciliege, ma mortali se ingoiate, un tempo raccolte per estrarne l’atropina, un alcaloide con proprietà medicinali; rare diventano la rosa selvatica ed il biancospino. Nel Vallone Cecita (CS) e sul Gariglione (CZ), sotto le ombrose faggete vive, soprofita su radici putrescenti, l’orchidea a nido d’uccello che, essendo priva di clorofilla, non ha foglie verdi ed i cui fiori si fanno strada attraverso gli spessi strati di foglie in luglio-agosto. Negli estesi e lussureggianti pascoli si ha predominanza delle graminacee sulle leguminose e sulle composite; diventano più frequenti i pascoli a potentilla e nelle zone acquitrinose si inizia un processo di torbificazione che termina con la formazione di nardo-cariceti con il nardo, la tormentilla e la luzula di Calabria. parco_nazionale_della_sila3In queste zone ad elevata umidità è facile notare gli sfagni, muschi acquatici di ambienti ad elevata acidità che hanno la capacità di assorbire più volte il loro peso in acqua, la splendida felce maschio, la viola palustre, la soldanella e la bistorta; nelle radure antropizzate e prive di ristagno di acqua si ha invece modo di riscontrare vasti insediamenti di asfodelo o porracchio, di asfodelina e, a volte, di rovo. Nel Parco è prevista la conservazione del bosco e la gestione delle risorse forestali attraverso interventi che non modifichino il paesaggio e le caratteristiche fondamentali dell’ecosistema. Il Parco Nazionale della Sila riesce a soddisfare nel corpo e nello spirito queste necessità. Si possono praticare una moltitudine di attività sportive: andare in bicicletta, a cavallo o con gli sci, passeggiare con il binocolo a tracolla e le mappe in tasca, con i pattini ai piedi o con i piedi in acqua, sfidare l’ebbrezza de l volo o solcare con la vela i laghi della Sila. Scarpe comode e zaino leggero: ecco come ripercorrere i vecchi sentieri silani. Il Parco della Sila è pronto ad offrire sorgenti, fonti e mulini, torri e castelli, abbazie e santuari, ruderi e vecchie case coloniche, a quanti vogliano percorrere a piedi l’altipiano La Sila diventa, sotto la neve, attrattiva eccezionale per gli amanti dell’escursionismo su sci da fondo e di chi, comunque, voglia entrare in simbiosi con la natura nel silenzio dei boschi lontano dalle più affollate e frequentate piste sciistiche, anche esse comunque presenti nel Parco. L’Ente Parco ha curato una mappa commentata di trentadue itinerari naturalistici all’interno del suo esteso comprensorio, agevolmente percorribili Sentieri costantemente battuti e ridisegnati all’interno del sistema Parco, pianori e vallate già segnate dal passaggio di pastori ed animali, declivi comunque accessibili senza troppa fatica, diventano percorsi ideali anche con una bicicletta. Da montagna, s’intende! Ricorrere al cavallo è quasi ovvio se si pensa ad escursioni lunghe ed accidentate, che vogliano vedere alternarsi boscaglie a fitte riserve boschive, tratturi ancora battuti, erte scoscese a estese radure collinari, fondi ghiaiosi a soffici tappeti fogliari, acquitrini melmosi a guadi straordinariamente limpidi.Tutto ciò è possibile, a ridosso delle ancora intatte foreste di Cupone, della Fossiata e di Gallopane, di Roncino e del Gariglione, di Monaco e della Poverella; lungo il corso del Mucone e del Tàcina; intorno ai laghi Cecita, Ampollino ed Arvo. Una ricca rete di possibili percorsi fra Sila Piccola, Sila Grande e Sila Greca – tracciati meticolosamente, segnalati con chiarezza e con altrettanta precisione curati nell’assetto manutentivo da esperte e qualificate maestranze – che anche in un solo giorno sono in grado di restituire un quadro complessivo dell’unicità, diversità e varietà del paesaggio. La disciplina dell’orientarsi all’interno della natura, di origine scandinava, è nuova attività sportiva, che coniuga il divertimento con l’apprendimento. Cancella il timore dello smarrimento e la paura dell’ostacolo, perché insegna, tra le altre cose, a consultare le carte ed usare la bussola. La Sila diventa, sotto la neve, attrattiva eccezionale per gli amanti dell’escursionismo su sci da fondo e di chi, comunque, voglia entrare in simbiosi con la natura nel silenzio dei boschi lontano dalle più affollate e frequentate piste sciistiche, anche esse comunque presenti nel Parco.

 

Come arrivare

In auto La posizione di centralità del Parco Nazionale della Sila rispetto alla morfologia regionale, lo rende facilmente raggiungibile in automobile sia che si provenga dall’area ionica percorrendo la S.S. 106, che tirrenica sulla S.S. 18. In entrambi i casi comunque, con le sue uscite di Cosenza, Rogliano, Altilia Grimaldi e più a sud di Lamezia Terme, l’arteria autostradale “A3” rappresenta l’asse viario primario sul quale indirizzare la propria scelta se le percorrenze dovessero essere di più e più chilometri. Diverso poi l’orientamento in senso trasversale per inerpicarsi su fin nel comprensorio silano, che sappiamo essere longitudinalmente compreso fra Cosenza e Catanzaro. La S.S. 107 silano-crotonese, eccellente percorso intermedio all’interno del comprensorio e quindi idealmente equidistante sia dalla Sila Greca, Grande, che Piccola. La Supestrada 280 dei Due Mari, sull’istmo Lamezia Terme-Catanzaro e più a sud la S.S. 281 di Rosarno, aprono il viaggiatore ad ulteriori, possibili percorrenze.

 

In treno

Le Ferrovie dello Stato offrono una diversificata gamma di scelte per raggiungere il Parco in treno. Le stazioni di Paola, Lamezia Terme, Catanzaro e Crotone risultano i gangli principali dai quali successivamente ripartire per la Sila , con il trenino a scartamento ridotto delle Ferrovie della Calabria (Cosenza-Catanzaro e viceversa). Un ulteriore tratto in locomotiva a vapore – Camigliatello, San Giovanni in Fiore, Camigliatello – è sempre pronto a soddisfare la curiosità del viaggiare con vetture d’epoca.

 

Altri mezzi pubblici

Autobus

Gli autobus di linea, privati o gestiti dalle Ferrovie della Calabria diventano un supporto quasi ovvio ai quali ricorrere per completare le percorrenze fino alle destinazioni prescelte.

In aereo

Se si sceglie l’aereo in poco meno di due ore da Milano e da Torino e ancor di meno da Roma e da Bologna, voli diretti possono raggiungere i due aeroporti più prossimi alla Sila, quello di Lamezia Terme sul versante tirrenico e quello di Crotone S. Anna sul versante ionico.

 

Ente Parco Nazionale della Sila

87055 Lorica San Giovanni in Fiore (CS)

via Nazionale

Tel. 0984.53.71.09 · Fax 0984.53.78.88

www.parcosila.it

info@parcosila.it

Posta certificata: parcosila@pec.it