Con i suoi 192.565 ettari, il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia tra la Calabria e la Basilicata, capace di offrire i paesaggi più svariati. Grandi aree wilderness dove il pino loricato – vero emblema del Parco- si abbarbica alle pareti di roccia mentre il vento ne modella la forma contorta, accanto ai paesaggi dolci delle valli, dei declivi lussureggianti di fiori a primavera, dei pianori estesi dove ancora si pratica la pastorizia antica. A est e a ovest l’orizzonte incontra il mare, raggiungibile in breve tempo pur se da grandi altezze. Alla solitudine delle cime più alte, dominate dal volo maestoso dell’aquila reale, fa da contrappunto la realtà diffusa del paesaggio antropico: piccolissimi paesi dove ancora le donne anziane indossano il costume tradizionale, accanto a centri abitati più grandi, punti di riferimento per importanti iniziative culturali di richiamo. In questo territorio resistono tenacemente nuclei di cultura, lingua e tradizione arbëreshe (italo-albanese), accanto ai segni archeologici delledominazioni che vi si sono succedute nel corso dei secoli. Visitare il Parco Nazionale del Pollino diventa così un’esperienza che mette insieme più ragioni: trovare una natura insolita e per molti aspetti ancora selvaggia, confrontarsi con la cultura, gli usi, il folklore delle genti meridionali, conoscere un’area protetta tesa a valorizzare le proprie risorse e capace di offrire al visitatore innumerevoli possibilità per godere di una vacanza all’insegna della bellezza paesaggistica, del gusto della scoperta, del piacere del tempo ritrovato.La programmazione ambientale del Parco è indirizzata prioritariamente alla salvaguardia delle risorse naturalistiche che sono numerose, preziose e talvolta rare: il capriolo autoctono di Orsomarso, il lupo appenninico, l’aquila reale, il pino loricato. Lo sviluppo basato sulla conservazione mette in atto specifiche azioni per proteggere la diversità dei sistemi naturali, la loro ecologia e biologia, le loro funzioni e per assicurare l’uso sostenibile delle risorse rinnovabili, garantendo una capacità di carico ambientale in equilibrio con le possibilità e i limiti della Natura.In quest’ottica, sono previste, accanto agli interventi di tutela, iniziative volte a promuovere la crescita economica delle popolazioni residenti, con incentivi e sostegno ad attività compatibili con l’ambiente. Nella stessa direzione vanno la realizzazione del Marchio per il Parco, l’agricoltura biologica, almeno un intervento in ogni comune per realizzare case parco, centri visita, eco-ostelli, totem informativi. Soprattutto ai giovani sono indirizzate sollecitazioni e proposte perché individuino nell’area del Parco le possibilità per investire in piccola e media impresa, per attivare società di servizi, per cimentarsi nelle tante nuove professioni che possono nascere con la presenza del Parco Nazionale. Flora e fauna La vegetazione si distingue per la grande ricchezza delle specie presenti che testimoniano la varietà e la vastità del territorio e le diverse condizioni climatiche che lo influenzano; alcune specie endemiche e la presenza di rare associazioni vegetali, rendono l’area del Parco unica in tutto il mediterraneo. La vegetazione è diversificata in fasce altitudinali, anche se intervengono alcuni fattori come il microclima, la natura del suolo o l’esposizione a rendere puramente indicativo ogni riferimento di quota. Nelle zone prossime alla costa, fino ai 700-800 m, prevale la macchia mediterranea con la presenza di leccio (Quercus ilex), lentisco (Pistacia lentiscus), ginepro (Juniperus communis, Juniperus oxycedrus, Juniperus phoenicea), mirto (Myrtus communis), corbezzolo (Arbutus unedo), roverella (Quercus pubescens), acero minore (Acer monspessulanum) e ginestra comune (Spartium junceum). Sui fondi sabbiosi e rocciosi, tendenzialmente aridi, si evidenzia una vegetazione bassa e rada denominata “gariga”, costituita da specie, talvolta aromatiche, come cisto (Cistus salvifolius, Cistus incanus, Cistus monspeliensis), timo (Thimus capitatus), camedrio arboreo (Teucrium fruticans); in altri casi predomina la “steppa mediterranea” con la di S.Lorenzo, di Cassano e di Porace, la macchia mediterranea insiste con alcuni esemplari di ginepro fino ai 900 m di quota, grazie a condizioni microclimatiche determinate dalla capacità della roccia di accumulare calore.Oltre gli 800 m fino ai 1100 m, nella fascia sopramediterranea, dominano le diverse varietà di querce, roverella (Quercus pubescens), cerro (Quercus cerris), farnetto(Quercus frainetto) sovente in reciproca coesistenza o in boschi misti con carpino orientale (Carpinus orientalis), acero (Acer obtusatum), castagno (Castanea sativa), ontano napoletano (Alnus cordata), specie endemica, quest’ultima, della Corsica e dell’Appennino meridionale. Formazioni forestali di estrema rilevanza naturalistica sono le acerete del Monte Sparviere, nel versante ionico, che adunano, in una singolare quanto straordinaria convivenza arborea, cinque specie di acero – acero campestre (Acer campestre), acero di monte (Acer pseudoplatanus), acero di Lobel (Acer lobelii), acero di Ungheria (Acer obtusatum), acero riccio (Acer platanoides). Nella fascia montana, fino a quasi 2000 m, prevale la faggeta (Fagus sylvatica), pura o in formazioni miste con castagno, cerro e aceri. Nelle quote più basse il faggio si accompagna all’agrifoglio (Ilex aquifolium) e all’acero di Ungheria; nelle quote più alte e in ambiente di forra si accompagna all’acero di Lobel e, prevalentemente nel versante settentrionale del Parco, il faggio dà luogo alla particolare associazione con l’abete bianco (Abies alba), conifera presente in modo discontinuo nell’Appennino. Formazioni aperte di pino nero (Pinus nigra) compaiono, sul versante meridionale del massiccio, fino ai 1700 m. Ciò che distingue e rende unica la vegetazione montana ed altomontana del Pollino è, di certo, il pino loricato (Pinus leucodermis), emblema del Parco, che svetta imponente, isolato o in nuclei, dai piani soleggiati alle creste più impervie, inerpicandosi su aspre pareti di roccia ed esponendosi tenacemente alle intemperie e ai venti più forti. Giunto nell’area calabro-lucana in epoche remote, è presente nella fascia alto-montana, fino ai 2200 m, sulle cime del Pollino e scende eccezionalmente fino ai 550 m nel versante sud-occidentale del Parco. La corteccia di questa conifera è grigio chiara, soprattutto nelle piante giovani, da cui il nome “leucodermis”; negli esemplari adulti la corteccia è fessurata in placche irregolari, cosiddette “loriche”, che richiamano le antiche corazze romane. Nel corso della sua vita millenaria, può raggiungere un’altezza di 40 metri e un diametro di oltre un metro. La qualità altamente resinosa delle sue fibre permette al fusto e ai rami di sopravvivere oltre il corso vitale e di trasformarsi in un monumento arboreo, singolare scultura del tempo di encomiabile suggestione e bellezza. Per questa caratteristica il suo legname è stato impiegato nel passato per la costruzione di imbarcazioni, mobili e, nella prima metà del ‘900, di bauli destinati ad accompagnare la gente in partenza dai paesi del Pollino per le Americhe, nella difficile via dell’emigrazione. In aree montane e altomontane, in prossimità dei pianori carsici si estendono le praterie e i pascoli di altitudine che al disgelo della neve si coprono di un manto fiorito che si apre agli occhi in un incomparabile spettacolo di bellezza naturalistica e paesaggistica con specie come millefoglio montano (Achillea millefolium), genziana maggiore (Genziana lutea), asfodelo montano (Asphodelus albus), narciso selvatico (Narcissus poeticus), zafferano maggiore (Crocus albiflorus), ranuncolo lanuto (Ranunculus lanuginosus), e varie specie di Orchidaceae quali Orchis mascula e Dactiylorhiza latiifoglia. L’area del Pollino custodisce una pluralità di piante e di fiori, alcune specie endemiche, altre rare, dell’Appennino meridionale: peonia pellegrina (Paeonia peregrina, Banxhurna nella lingua arbëreshe) e peonia mascula (Paeonia mascula), pulsatillaalpina (Pulsatilla alpina), genziana primaticcia (Gentiana verna) e genzianella del Pollino (Gentianella crispata), sassifraga marginata (Saxifraga marginata), caglio delle Alpi Apuane (Galium palaeoitalicum), ranuncolo del Pollino (Ranunculus pollinensis), campanula del Pollino (Campanula pollinensis), millefoglio del Pollino (Achillea ruprestis). Anche la ricchezza di specie officinali e medicamentose ha, fin dai tempi più remoti, impreziosito e reso famosa l’intera area; oltre le specie già citate – genziana maggiore, ginepro comune, ginestra comune – si segnala: poligono bistorta (Polygonum bistorta), belladonna (Atropa belladonna), digitale bruna (Digitalis ferruginea), stregonia siciliana (Sideritis syriaca), che per le sue qualità emostatiche veniva usata dai pastori del Pollino per tamponare le ferite. Anche dal punto di vista faunistico, l’area del Pollino è fra le più rilevanti di tutto il meridione d’Italia. Oltre alla varietà di ambienti, da quelli strettamente mediterranei a quelli alto montani, la posizione geografica consente una elevata ricchezza di specie e di peculiarità zoologiche, in quanto favorisce lo scambio di elementi faunistici con il resto dell’Appennino.

 

Fra gli Insetti deve essere menzionato Buprestis splendens, uno dei coleotteri più rari d’Europa, e Rosalia alpina, un bellissimo e appariscente Coleottero di colore azzurro cenere con macchie nere vellutate, tipico delle estese faggete mature, presenti nel Pollino e nei Monti di Orsomarso, e indice di un basso grado di alterazione degli ambienti forestali. Fra le numerose specie di farfalle, di grande interesse è Melanargia arge, molto localizzata e poco frequente. Tipica delle zone aride del Parco è invece la malmignatta (Latrodectes tredecimguttatus), un ragno rosso e nero dal morso doloroso e tossico, appartenente allo stesso genere della vedova nera americana. Fra i crostacei Chirocephalus ruffoi è un endemismo del Pollino, addirittura individuato solo in alcune pozze d’alta quota, mentre il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) è un indicatore di una elevata qualità delle acque. Gli Anfibi del Pollino comprendono diverse specie e sottospecie endemiche italiane, tra cui il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), riconoscibile per il caratteristico disegno sugli occhi, l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata pachypus) e la più comune raganella (Hyla intermedia).Tra i Rettili, nel Parco vivono due specie minacciate: la testuggine palustre (Emys orbicularis), piccola tartaruga carnivora presente a quote eccezionalmente elevate per questa specie, e la più nota testuggine comune (Testudo hermanni). I serpenti più significativi sono il cervone (Elaphe quatuorlineata) ed il colubro leopardino (Elaphe situla), rari, e la comune e velenosa vipera (Vipera aspis).Varia e non meno rilevante è l’avifauna. La coturnice (Alectoris graeca), tipica delle zone montane aperte con scarsa copertura vegetale, è specie assai minacciata che sta giovando, nel territorio del Parco, della cessazione della caccia. Presente è anche il raro picchio nero (Dryocopus martius), il più grande picchio europeo, e i più comuni picchio verde (Picus viridis) e picchio rosso maggiore (Picoides major). Di grande rilevanza è la coesistenza, nell’ambiente steppico della Petrosa, di tutte e cinque le specie italiane di allodola. Recentemente è stata rilevata la presenza del gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax). Ben dodici sono le specie di rapaci diurni nidificanti, tra cui la magnifica aquila reale (Aquila chrysaetos), presente con poche coppie nel versante meridionale del Parco, il nibbio reale (Milvus milvus) ed il pellegrino (Falco peregrinus), eccezionale e rapidissimo volatore. Il versante orientale del Parco, più arido e ricco di pareti rocciose, offre l’habitat per due specie estremamente minacciante: il lanario (Falco biarmicus feldeggi), falcone localizzato nel mediterraneo, ed il capovaccaio (Neophron percnopterus), piccolo avvoltoio bianco e nero ridotto, in Italia, a pochissime coppie nidificanti. Il grande gufo reale (Bubo bubo) è invece il più raro e spettacolare fra i rapaci notturni.Riguardo ai Mammiferi, sono rappresentate tutte le specie più significative dell’Appennino meridionale. Fra i Carnivori vive nel Parco una consistente popolazione di lupo (Canis lupus), il gatto selvatico (Felis silvestris), di distribuzione e abbondanza non noti, la martora (Martes martes), la puzzola (Mustela putorius) e, non ultima, la lontra (Lutra lutra), la cui presenza è stata rilevata in diversi corsi d’acqua laddove si conservano abbondanza di prede e buon grado di copertura vegetale delle sponde.Gli Ungulati, oltre al comune cinghiale (Sus scrofa), comprendono il capriolo (Capreolus capreolus) presente soprattutto sui Monti di Orsomarso con una piccola popolazione ritenuta una delle poche autoctone d’Italia. Fra i Roditori più significativi, va citato il driomio (Dryomys nitedula), un piccolo gliride presente, in Italia, oltre che sui rilievi montuosi calabresi, solo sulle Alpi orientali. Il drio

mio, insieme al moscardino, (Muscardinus avellanarius) al ghiro (Myoxus glis) e al quercino (Eliomys quercinus) rappresenta tutte le specie italiane di Gliridi nel Parco. Lo scoiattolo meridionale (Sciurus vulgaris meridionalis) è una sottospecie tipica dell’Appenino centro-meridionale caratterizzata dalla colorazione nera del mantello e dal ventre bianco. L’istrice (Hystrix cristata) è localizzata nel settore meridionale e orientale del Parco, con clima più spiccatamente mediterraneo. Infine, oltre alla lepre europea (Lepus europaeus), frutto di scriteriate immissioni, sopravvivono alcuni nuclei di lepre appenninica (Lepus corsicanus), specie autoctona dell’Italia centromeridionale. Tra i Pipistrelli, finora poco studiati, vanno segnalati il rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros), il vespertilio maggiore (Myotis myotis), il vespertilio di Capaccini (Myotis capaccinii),il pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhli), il miniottero (Mineottus schreibersi) e il poco frequente molosso del Cestoni (Tadarida teniotis).

 

Gli Itinerari

Prima di effettuare una visita o un’escursione nel Parco, ci si documenta sull’itinerario che si intende percorrere, adeguandolo, eventualmente, alle proprie capacità Segnalare agli uffici di competenza, emergenze, pericoli, danni, eventuali problemi ed inconvenienti, comportamenti scorretti. Nel Parco non è consentito: inoltrarsi con l’automobile in strade non aperte al traffico e parcheggiare al di fuori delle aree previste; accendere fuochi; campeggiare negli adeguati spazi se privi di autorizzazione; spargere o lasciare sul posto rifiuti; estirpare o danneggiare piante, fiori, funghi; raccolgliere minerali; abbandonare stade o sentieri battuti; introdurre animali domestici; portare radioline, strumenti musicali e qualsiasi cosa che violi il silenzio, la pace, la solenne integrità della natura se privi di autorizzazione; spargere o lasciare sul posto rifiuti; estirpare o danneggiare piante, fiori, funghi; raccolgliere minerali; abbandonare stade o sentieri battuti; introdurre animali domestici; portare radioline, strumenti musicali e qualsiasi cosa che violi il silenzio, la pace, la solenne integrità della natura.

 

Servizi Offerti Escursioni:visita dei luoghi più interessanti del Parco, con partenza in prima mattina e rientro in serata. Trekking: visita di più giorni Programmi e attività didattico ambientali Educazione ed interpretazione naturalistico ambientale.

Periodo consigliato: dalla primavera all’autunno

Abbigliamento: fare uso di indumenti comodi che lasciano traspirare il corpo, in una combinazione di strati, al fine di potersi coprire in base alle condizioni atmosferiche trovate durante l’escursione; fare uso di pantaloni lunghi, scarponcini da escursionismo e calze lunghe traspiranti e ben aderenti; munirsi di copricapo per ripararsi, a seconda della stagione , dal sole o dal freddo e disporre di occhiali da sole. Equipaggiamento essenziale

Zaino: non troppo grande, dove tenere sempre una mantellina anti-pioggia, indumenti, borraccia, colazione (composta da cibi leggeri e poco ingombranti, privilegiando alimenti freschi: frutta e verdure

Accessori consigliati: binocolo e macchina fotografica Elenco Guide Ufficiali ed Esclusive del Parco Nazionale del Pollino www.guidepollino.com

Luoghi di interesse Il castello di Isabella Morra di Valsinni, Il castello di Isabella Morra di Valsinni, L’area archeologica di Chiaromonte, I ruderi del convento di Colloreto e del castello Normanno-Svevo di Morano Calabro.

Principali luoghi di interesse naturalistico Monte Alpi, piani del Pollino, piano di Novacco, Pietrasasso, La Fagosa, valle del Lao, valle dell’Argentino valle del Raganello, valle del Rosa, valle del Frido, valle del Mercure, valle del Sarmento.

 

Principali rinvenimenti storici, artistici e archeologici

“Bos Primigenius” nella Grotta del Romito; “Elephas Anticuus” nella valle del Mercure; “Artemisia” presso San Sosti; Monasteri del Colloreto, del Sagittario, del Ventrile; Santuari della Madonna delle Armi, di Santa Maria della Consolazone; Chiese della Madonna del Pollino e della Madonna del Pettoruto

 

Storia, Arte e Cultura L’avvicendarsi nel territorio di popoli e di culture provenienti da luoghi diversi ha determinato, fin dal Paleolitico, una stratificazione storica e culturale che ha visto, nell’arco del tempo, la presenza dei Greci e dei Romani e successivamente dei Longobardi, dei Saraceni, dei Bizantini e infine dei Normanni e degli Spagnoli, fino all’Unità d’Italia a alla lunga vicenda dell’emigrazione oltreoceano. Uno dei siti preistorici più antichi e più importanti d’Europa è la Grotta-Riparo del Romito, presso Papasidero. All’esterno della grotta sono stati rinvenuti dei reperti risalenti al Paleolitico Superiore che, sulla parete di un masso calcareo, riproducono l’incisione di un bovide, il Bos primigenius, “la più maestosa e felice espressione del verismo paleolitico mediterraneo” (P. Graziosi). A fianco, sempre durante gli scavi archeologici, sono state ritrovate delle sepolture ben conservate, costituite da resti scheletrici di individui di bassa statura. Di notevole importanza è anche un altro sito archeologico ubicato nelle località di Timpone della Motta e Macchiabbate, nel territorio comunale di Francavilla Marittima. Nella prima località è stato individuato un abitato indigeno preesistente all’arrivo dei coloni achei che fonderanno Sibari nel 720 a.C. Nella seconda località si estende un’importante necropoli, connessa al vicino abitato, che ha restituito ricchi corredi funerari. A San Donato di Ninea, la grotta di S. Angelo ospita una chiesa ipogea, riferibile al V-VI sec. d.C., dove si trovano conservati affreschi, altari, colonne e opere architettoniche. Nei pressi di San Sosti, è stata rinvenuta un’ascia votiva in bronzo dedicata ad Era, attualmente conservata al British Museum di Londra. Sono note nel territorio di Valsinni e di Cersosimo delle cinte murarie a valenza difensiva riferibili al IV secolo a.C. Altri significativi rilevamenti archeologici, principalmente corredi funerari, sono presenti nel territorio di Chiaromonte. Molti sono gli edifici sacri di costruzione antica come chiese, santuari e monasteri disseminati nei vari paesi del Parco; alcuni di essi sono ubicati in modo estremamente spettacolare e pittoresco: è il caso del Santuario della Madonna delle Armi, nei pressi di Cerchiara di Calabria, costruito su una parete rocciosa a partire dal 1440, dove si trovano ancora conservati preziosi affreschi e la teca d’argento che conserva l’immagine achiropita della Madonna delle Armi; di suggestivo impatto è anche la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, a Papasidero, risalente al Medioevo, che si affaccia a strapiombo sulle pareti del fiume Lao; altro santuario da visitare, nei Monti di Orsomarso, è quello della Madonna del Pettoruto a San Sosti, edificato nel 1274 dai monaci dell’abbazia di Acquaformosa e in seguito ricostruito dopo il terremoto del 1783; singolare è il Santuario delle Cappelle a Laino Borgo, così propriamente detto per le sue quindici piccole cappelle affrescate con scene della vita di Cristo. All’esterno dell’abitato di Chiaromonte si possono osservare i ruderi dell’Abbazia del Sagittario dell’VIII sec. e quelli del Monastero del Ventrile del XIV sec. Sono visibili anche dall’autostrada che attraversa il Parco, gli affascinanti ruderi del Convento di Colloreto, nel territorio di Morano Calabro, costruito nel 1545 e abbandonato intorno al XVIII sec. per divenire successivamente rifugio di briganti. Nel centro storico di Morano Calabro, dimora di arte e di storia, tra le tante chiese meritano un’attenzione particolare: la quattrocentesca Chiesa di S. Bernardino dal pregiato soffitto ligneo cassettonato e dal portale gotico; la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo con le due statue di Pietro Bernini provenienti dal distrutto convento di Colloreto; la Collegiata della Maddalena che, ricostruita a partire dal XVI sec. rappresenta con il suo interno uno degli esempi più interessanti del Barocco in Calabria e che custodisce la Madonna degli Angioli del Gagini e un polittico firmato e datato dal Vivarini nel 1477. A Valsinni si trova il Castello medievale appartenuto ad Isabella Morra, la grande poetessa vissuta nel ‘500 e resa famosa da Benedetto Croce. Per le sue liriche è stato istituito un “Parco letterario”. Particolarmente suggestivo è il centro storico di Laino Castello, antico borgo in posizione dominante sulla Valle del Lao, completamente abbandonato in seguito ai terremoti dei primi anni ottanta. Altri centri storici di rilievo sono quelli di Orsomarso, con la caratteristica Torre dell’Orologio costruita sulla roccia, Papasidero, Civita, con i particolari comignoli, Viggianello, Rotonda, con i portali e i pregiati fregi scolpiti da scalpellini locali.Nel passato, il territorio del Parco è stato arricchito da splendidi mulini ad acqua, alcuni dei quali sono ancora oggi ben conservati, come quello di “Ricchie Muzze”, presso Francavilla sul Sinni; altri mulini costruiti tra il XIV e il XVII sec. si trovano nei pressi di S. Severino, a Mezzana, e conservano ancora straordinarie macine in pietra.

 

LA COMUNITÀ ARBËRESHE

Tra il 1470 e il 1540, nel territorio calabro- lucano, si insediarono, per sfuggire alle milizie turche, alcuni nuclei provenienti dall’Albania che, appena dopo la scomparsa del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg, fondarono alcune comunità mantenendo viva la loro storia. Fedeli alle loro tradizioni, ai loro costumi e alla loro lingua, sono riusciti a salvaguardare la loro cultura arbëreshe, fondando paesi come: Acquaformosa, Civita, S. Basile, Lungro, Plataci, Frascineto, S. Costantino Albanese e S. Paolo Albanese. La comunità albanese presente nel Pollino è fra le più radicate d’Italia: a Civita e a S. Paolo Albanese, due paesi che hanno mantenuto intatte le caratteristiche agro-pastorali, si trovano i musei della Civiltà Arbëreshe dove sono conservati numerosi oggetti, attrezzi e costumi tipici. Di grande interesse religioso sono le funzioni di rito greco-bizantino, così come la celebrazione del matrimonio. Presso alcuni centri è ancora praticata la manifattura di tessuti creati dalla lavorazione delle fibre di ginestra, secondo metodi antichi che vengono tramandati da madre in figlia, così come gli splendidi costumi, dei momenti quotidiani e dei giorni di festa, vissuti con canti e Vallje, le particolari danze che gli Arbëreshë intrecciano uniti l’un l’altro attraverso un fazzoletto, per conservare la loro memoria e tramandarla nel futuro.

 

Le tradizioni

Vari sono i riti che manifestano il rapporto dell’Uomo con la sua Montagna. Tra tanti: la festa della Madonna del Pollino, che si celebra il primo venerdì, sabato e domenica di luglio in processione verso il santuario a Lei dedicato che sorge a 1537 m di quota nel territorio di S. Severino Lucano; la Madonna del Pettoruto a San Sosti, festeggiata la prima domenica di maggio con la cerimonia della Cinta e dall’uno all’otto settembre per l’anniversario della ricostruzione; la Giudaica di Laino Borgo che si svolge, a cadenza biennale, il Venerdì Santo; la festa di S. Anna celebrata la domenica successiva al 26 luglio presso S. Lorenzo Bellizzi e infine la festa di S. Rocco che si svolge il 16 agosto a S. Paolo Albanese con la celebre danza del falcetto. Le Comunità di cultura Arbëreshë del Parco Acquaformosa (Firmoza) (CS) Civita (Çifti) (CS) Frascineto (Frasnita) (CS) Lungro (Ungra) (CS) Plataci (Pllatani) (CS) San Basile (Shën Vasili) (CS) San Costantino Albanese (Shën Kostandini) (PZ) San Paolo Albanese (Shën Pali) (PZ) Il rito Greco-Bizantino della minoranza Arbëreshë Le parrocchie delle comunità arbëreschë del Pollino sono di rito greco-bizantino e dipendono dalla Eparchia italo-albanese di Lungro, circoscrizione autonoma istituita nel 1919. La messa, solenne e carica di spiritulità tipicamente orientale, si celebra nella liturgia bizantina si San Giovanni Crisostomo, ome tra gli Ortodossi. Il rito si caratterizza per la consacrazione fatta con il pane ed il vino, per somministrazione del battesimo insieme alla cresima e all’eucarestia e per l’uso liturgico dell’icona. Tra le ricorrenze religiose in rito, la più importante e la Pasqua. Nelle Chiese si notano il “fonte” battesimale, per il battesimo per immersione, e l’iconostasi, che separa i fedeli dal prete sull’altare.

 

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