Il Direttore Responsabile

Spesso il termine cultura viene associato ad un popolo nell’uso comune del parlare, ma non sempre ci si sofferma per capire nel profondo la sua più concreta accezione. E non è semplice, posso assicurare, per noi “addetti ai lavori”, non è mai abbastanza per rendere chiara l’idea di cosa questa parola possa voler non tanto esprimere quanto individuare in senso reale. Troppo facile e troppo generico parlare di cultura per raccontare di un territorio,

delle sue genti, del loro bagaglio culturale. Mi permetto allora di dire che tutto ciò che ad esse appartiene è la loro cultura: partendo dai LINGUAGGI e le più svariate pronunce e terminologie che così naturalmente tramandate e, guai a dimenticarli, raccontano la storia e la nostra terrne ha tanta da ricordare; i CULTI, suggestivi quanto importanti sintesi di quel senso religioso nel quale l’essenza del Cristianesimo si è armonizzata con sfumature pagane e le sue misteriche quanto affascinanti memorie; le TRADIZIONI come regola sociale del vivere in comunità, dettando usi e modi per far parte della società con il rigore e il desiderio di esserne degni e qui vi entra la moda delle relative epoche, le abitudini e le relazioni, gli status. Il COLORE, potrebbe sembrare strano, ma anche il colore è cultura: di un arazzo come quelli che nel Seicento si tessevano a Catanzaro, di un costume femminile di incastro e di Spezzano Albanese, della parete di un vecchio muro, di una brocca di Squillace o Seminara, un cestino di Soriano, un mostacciolo di Badolato.

E parlando di mostacciolo, la GASTRONOMIA e qui, mi fermo con quasi religioso silenzio e ammirazione per ciò che ai primi posti, rappresenta la cultura e l’identità di un popolo, del nostro popolo. VETRINE DI CALABRIA, ha assimilato questo principio, divenendo così non solo una illustrazione di realtà produttive e prodotti, ma una filosofia che traduce una forte necessità di proteggere oltre che far conoscere la genuinità, la tipicità, la realtà locale, come espressione di questo essere calabresi e non altri. Niente di più saggio è portare con elegante esposizione quanto ci appartiene e continua a vivere grazie alla sensibilità di chi oggi produce, muovendo economia e allo stesso tempo, nutrendo la tradizione dell’origine, delle radici che hanno dato frutti gastronomici meravigliosi, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Mancano gli alieni, ma siamo certi che se essi faranno la loro comparsa, eviteranno accuratamente i loro verdi beveroni spaziali per addentare una morbida e vermiglia soppressata, sorseggiare un vellutato e corroborante vino rosso, degustare una rustica e calda minestra di fagioli con le cotiche, perdere i sensi davanti ad una ricotta fumante e ritrovarli con un buon liquore di cedro. Sentiamo l’obbligo di tutelare questo patrimonio gastronomico e questo troviamo sia un modo tra i migliori per farlo, riconoscendo grande merito alle “contaminazioni” che i secoli e la storia ci hanno apportato regalandoci i sapori forti e sensuali delle spezie con l’Oriente, la delicatezza degli arrosti con il miele dei Greci, sposati con la freschezza delle verdure e gli ortaggi degli orti indigeni e poi il nostro mare che con la sua fauna di più azzurro non ce n’è, il nettare dorato che scivola dalle olive spremute, il sole dentro le nostre arance, la luna che accarezza il sapore edulo dei funghi e tutto ciò che la sapienza calabrese unita alla conoscenza moderna VETRINE DI CALABRIA porta in giro per il pianeta.

Direttore Responsabile

Vittoria Camobreco

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