Calabria viticoloenologica

calabria-vitivoloenologica_1I Greci  sbarcarono in Calabria nell’VIII secolo a. c.  per colonizzare le nostre terre ed assegnarono alle popolazioni indigene il nome di Enotria perché qui trovarono molto diffusa la coltivazione della vite e la produzione del vino. Infatti risale  a 1.500 anni prima della venuta di Cristo l’esistenza e la coltivazione della vite nella Magna Graecia e già da allora i tralci venivano legati a sostegni e non lasciati  a strisciare per terra.

 

I Greci portarono altri semi che furono incrociati con le varietà autoctone; proprio qui sono state rese domestiche le viti selvatiche ed innestate con quelle orientali. Per cui la Calabria diviene vivaio di produzione, zona di acclimatazione e   punto di passaggio obbligato per la   diffusione della coltura della vite nell’Europa occidentale e nel mondo. Innumerevoli sono le testimonianze che avvalorano queste tesi, tra le altre il ritrovamento di antichi palmenti, alcuni dei quali risalenti al periodo pre-ellenico, rinvenuti nella locride e nell’entroterra lamentino.

Sicuramente la nostra regione  è quella che può vantare il maggior numero di varietà autoctone, tanto è vero che a tutt’oggi ne sono state raccolte e catalogate circa 150.

Tutto ciò testimonia non solo le antiche origini della nostra viticoltura ma i fasti di un territorio che per cultura viticola non aveva in passato uguali in Italia. Si racconta che, nel V secolo a.c.,  l’istmo tra i golfi di Squillace e S. Eufemia venne chiamato Italìa, il nome sarebbe derivato da quello del principe Enotrio: Italo, che avrebbe dominato l’estremo sud della penisola.

 

Da allora non si è mai smesso di fare vino in questo territorio.

 

Fino all’Ottocento i vini calabresi trovarono vasto mercato in Francia, dove venivano utilizzati per  dare corpo e struttura ai rossi d’Oltralpe. Comunque è almeno dal medioevo Normanno e Angioino che esistono rapporti enologici con la Francia, infatti il nostro termine dialettale racina è sicuramente connesso  al francese racine.

Negli ultimi decenni la coltivazione della vite in Calabria ha subito una notevole riduzione quantitativa, infatti da una superficie di circa 38.000 Ha del 1982 si è arrivati ai circa 13.000 Ha di oggi.

 

Come conseguenza di ciò la produzione vinicola, dagli oltre 3.000.000 di ettolitri del 1982,  si attesta oggi intorno ad 1.000.000 di ettolitri.

Di contro, nello stesso periodo, si è potuto assistere ad una interessantissima crescita qualitativa: della materia prima , delle aziende e del loro  prodotto finito. Si sono imposte infatti sia le cantine con forte tradizione, alla quale hanno saputo unire slancio e lungimiranza, sia quelle pronte a conquistare nuovi consumatori e a seguire le evoluzioni del settore producendo vini con spiccata personalità ed in linea con le esigenze del mercato.

 

Il clima e la variegata orogenesi permettono a questa regione di offrire uve diverse, dalle colture in riva al mare a quelle di pianura, per arrivare ai vigneti che si inerpicano a gradoni sui versanti delle montagne e delle colline. Una diversità di produzioni d’uva in grado di generare vini dai sapori unici e sublimi. Attualmente la Regione Calabria, e quindi l’Assessorato all’Agricoltura, presieduto dall’Assessore Onorevole Mario Pirillo, ha  attivato una serie di interventi specifici non solo per promuovere e valorizzare tutto il comparto enologico calabrese, ma anche per consentire   una crescita  qualitativa omogenea della produzione enologica regionale.

Il completamento del catasto viticolo con la regolarizzazione dei vigneti, il recupero dei vitigni autoctoni, gli interventi finanziari tesi ad una riqualificazione delle strutture produttive, le azioni di marketing nelle più importanti manifestazioni fieristiche nazionali ed internazionali, sono solo alcune delle azioni finora intraprese.

 

Sono stati ben recepiti i segnali provenienti dal mercato, si è quindi ripartiti dal vigneto e dal  territorio elementi che sul mercato globale possono assicurare un valore aggiunto inimitabile.

Per il vino è molto qualificante l’intimo legame con una zona di produzione precisa e circoscritta.  Il rapporto con il territorio deve essere garanzia di qualità, di autenticità, di competenza e di esperienza produttiva. Il costante aumento della produzione di qualità  si evince anche dalla sempre maggiore percentuale di produzione di vino DOC.

 

Le varietà attualmente più coltivate sono:  Gaglioppo,  Magliocco,  Greco Nero, Nerello, Calabrese, Greco Bianco,  Montonico Bianco, Guardavalle e Pecorello, con esse ed altre varietà si producono 12 vini a Denominazione di Origine Controllata e 13  ad Indicazione Geografica Tipica.

La Calabria, per la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo, dove il sole splende per 8 mesi l’anno e per la sua particolare conformazione, è in grado di  produrre vini rossi quasi sempre di altissima qualità, caldi, robusti e generosi. Vini bianchi fragranti piacevoli e dagli intensi  profumi floreali e fruttati.

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